Lo spettacolo totale di Waters, senza tempo e resistente

Al Circo Massimo di Roma l’evento multimediale ha attirato vecchi e nuovi fan, tra desiderio di infinito e voglia di restare umani

I Pink Floyd hanno dato voce e suono e immagine ai nostri peggiori incubi, alle inquietudini giovanili, al senso di estraniazione, allo spettro della follia, a quelle assenze che pesano più delle presenze. Regalandoci, in qualche modo, anche un senso d’appartenenza. Amare i Pink Floyd è pure sentirsi parte di un gruppo. E Roger Waters è stato il regista di quella fase pervasiva della band inglese, che aveva abbandonato la psichedelia ormai fuori controllo di Barrett per abbracciare la “quieta disperazione” che si annida nelle case e si cela dietro l’ordinario. E che ha conquistato, nel corso degli anni, milioni di ammiratori.

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Roger Waters al Circo Massimo (dal sito di Repubblica)

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Germano e il viaggio al termine delle note

Il capolavoro di Céline portato al teatro Rendano di Cosenza dall’attore e da Teardo è un percorso sonoro nel lato oscuro dell’anima

Cosa resta di Viaggio al termine della notte? O, meglio, cosa diventa? Un viaggio sonoro, un viaggio al termine delle note. E non poteva che essere così. Un testo eminentemente letterario come quello di Céline (io l’ho apprezzato nella bella traduzione di Ferrero), dotato di una sua musicalità, a teatro si trasforma in una lettura-concerto. Il lavoro di Elio Germano e Teho Teardo traduce quel ritmo ellittico, incalzante di iperboli ed espressioni gergali in una sinfonia di voci e suoni. Ne rimane intatta la cupezza, espressa in dissonanze e toni bassi.

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Elio Germano (foto di Roberta Camili)

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Lavoro e altre amenità, in scena Piccola società disoccupata

Lo spettacolo di Acti – Teatri indipendenti chiude la stagione del More. E ironizza su precarietà e lavoro che non c’è

Cos’è rimasto delle lotte operaie, dell’impegno sociale, di una cultura di sinistra un tempo patrimonio comune e condiviso? Forse solo la nostalgia da parte dei vecchi e un certo fastidio da parte di chi, quotidianamente, fa i conti con un mondo del lavoro profondamente mutato ed ingiusto. Nello spettacolo Piccola società disoccupata, della compagnia Acti – Teatri indipendenti, ci trovi il conflitto generazionale insieme a un senso di smarrimento e solitudine, continuamente drammatizzati e sdrammatizzati, attraverso gli strumenti dell’ironia e del paradosso. La risata c’è ma lascia l’amaro in bocca.

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Questi fantasmi! tra illusioni e indipendenza

La celebre commedia di De Filippo, nella versione del regista Giordana, chiude la stagione del Tau. E offre un nuovo spessore alla protagonista femminile

Questi fantasmi! di Eduardo De Filippo è una speciale commedia degli equivoci, in cui l’equivoco non viene svelato mai. Una commedia umana e amara, interamente fondata sull’ambiguità dei suoi personaggi e, in particolare, del protagonista, Pasquale Lojacono. Crede davvero nei fantasmi o finge solamente per approfittare della situazione? Nella messinscena diretta da Marco Tullio Giordana (ultimo spettacolo della stagione del Teatro Auditorium dell’Università della Calabria), l’ambiguità sapientemente costruita da De Filippo grazie a dialoghi brillanti e sempre giocati sul filo che separa commedia e dramma, è restituita dalla recitazione misurata di Gianfelice Imparato.

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Nome di donna, film manifesto contro le molestie sul lavoro

L’ultimo lavoro di Marco Tullio Giordana pone l’accento su un certo tipo di mentalità che tende a rendere labile il confine tra sopruso e avances

Marco Tullio Giordana ci ha abituato ai suoi eroi normali, persone comuni che combattono contro un sistema di potere, nel nome di un irrinunciabile ideale di giustizia. Nome di donna si aggiunge, così, a film come I cento passi, Lea, La meglio gioventù, impregnati di impegno civile. La sua protagonista, Nina, non combatte contro la mafia ma contro un sistema patriarcale che ritiene normale il ricatto sessuale. “Ora si chiamano molestie, un tempo si chiamavano complimenti” è la frase emblematica del film, pronunciata da una donna, a sottolineare il cortocircuito culturale per cui un abuso viene non solo accettato, ma addirittura difeso dalla vittima stessa.

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Cristiana Capotondi

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MDLSX, inno alla libertà e all’identità fluida

La performance dei Motus con Silvia Calderoni è un viaggio oltre i confini di ciò che è considerato normale. MDLSX è andato in scena per il Progetto More

È un manifesto della diversità, del diritto ad un’identità che travalichi categorie e definizioni. Un viaggio oltre i confini di ciò che è considerato “normale”, per attraversare la molteplicità di ogni individuo. MDLSX è questo e anche di più, perché alla forza politica della performance targata Motus, aggiunge il lirismo e il pathos della confessione. Sul palco Silvia Calderoni si mette a nudo, non solo fisicamente, e dà in pasto al pubblico brandelli di vita vissuta, esperienze segnanti, dolori sublimati e alleggeriti dall’arte.

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Con Pueblo, Celestini ricrea le vite degli invisibili

L’attore e regista racconta in Pueblo storie di marginalità, a cui l’immaginazione restituisce una bellezza feroce e lieve

Vite contenute tra un supermercato, un parcheggio e un magazzino. Vite ai margini, su cui di solito lo sguardo si posa distrattamente, magari con fastidio, spesso con noncuranza. Le guardiamo, ma non le pensiamo. Per quello occorre uno sforzo di immaginazione, ci vuole un poeta. Altrimenti si è solo guardoni. Da questo scarto, da questo punto di vista, parte il racconto di Ascanio Celestini, che con Pueblo restituisce dignità umana a chi, per molti, non ne ha.

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The Post, lezione su coraggio e qualità. Con tanta nostalgia

Il film di Spielberg racconta lo scoop del Washington Post e la relativa battaglia sulla libertà di stampa. Ma è anche la storia di una donna di potere

Chi ha bazzicato le redazioni dei quotidiani cartacei non può non provare un’irresistibile nostalgia guardando The Post. Una nostalgia voluta, cercata, perché il film di Spielberg indugia molto sulle fasi del processo produttivo, almeno di quello tipico degli anni Sessanta. Allora i pezzi si scrivevano con la macchina per scrivere, i fogli si mettevano in un tubo collegato con la rotativa, la composizione delle pagine avveniva coi pezzi di piombo. Roba che oggi sembra lontanissima anni luce.

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Tom Hanks e Maryl Streep

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Scannasurice, divertente e disperato canto della solitudine

Al Teatro Auditorium dell’Unical è andato in scena l’intenso monologo di Moscato, con una straordinaria Imma Villa

Ci può essere un sublime degrado, una disperazione divertita, una volgarità poetica. Ci può essere in Scannasurice, intenso monologo di Enzo Moscato, riportato in scena da Carlo Cerciello e interpretato da una straordinaria Imma Villa. Intenso e tutto giocato sull’ambiguità, sul paradosso. A cominciare dal protagonista, un femminiello dall’identità sessuale incerta, che pare muoversi sempre su una linea di confine tra il bello e il brutto, la vita e la morte, la commedia e la tragedia.

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De André, ritratto riuscito di un uomo complesso

Il film Principe libero racconta la vita del cantautore genovese con grande equilibrio. Merito anche del talento di Marinelli

Quando la mitizzazione viene sfiorata, ci pensa l’ironia dissacrante che fu di Fabrizio De André a smorzarne i toni. Ma Principe libero, film biografico diretto da Luca Facchini e scritto da Giordano Meacci e Francesca Serafini (con la supervisione di Dori Ghezzi), va oltre e restituisce un ritratto molto umano di Faber, in cui i vizi e le debolezze dell’uomo si impastano col talento dell’artista e con la musica, altra protagonista del film.

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Luca Marinelli in una scena di Principe libero

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