Lanera, performer da favola (crudele)

Grande prova dell’attrice (anche regista e autrice) che in Black’s Tales Tour dà voce ai propri/nostri incubi. Primo spettacolo della stagione del More

Dormire male è forse peggio di non dormire affatto. Per quell’angosciosa sospensione tra sonno e veglia, in cui gli incubi sono tuttavia lucidi nella loro assoluta incoerenza. Questa specie di limbo esistenziale ben si adatta allo spietato universo fiabesco disegnato da Licia Lanera nel suo Black’s Tales Tour, in cui l’attrice/autrice/regista di Fibre Parallele invita il pubblico ad accompagnarla nella sua insonnia. Mentre il racconto è scandito da ritmi techno, quasi fosse un rave party. Perché è ibrida la forma dello spettacolo che ha aperto la stagione del More, rassegna curata da Scena Verticale al teatro Morelli di Cosenza.

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Licia Lanera

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Nico, 1988: come uccidere due miti contemporanei

Il film di Nicchiarelli è intenso e dirompente. Il rock come scelta di vita prima che artistica. E bellezza e giovinezza diventano di troppo

Nico era il rock, non lo suonava e basta. La fama, la droga, il sesso promiscuo, un figlio trascurato e ritrovato troppo tardi. Una vita di eccessi, una vita sbagliata. “Sono stata al top e ho toccato il fondo, in entrambi i luoghi c’è il vuoto”. Lo dice la strepitosa Trine Dyrholm, l’attrice che interpreta Nico nel film di Susanna Nicchiarelli. In questa frase leggi l’anima inquieta e vedi una parabola, per molti discendente ma non per tutti. Per la regista di “Nico, 1988”, ad esempio, è la seconda fase della sua vita quella più interessante. “Dopo l’esperienza coi Velvet Underground comincia a scrivere la sua musica, si riappropria della sua identità”, spiega durante l’incontro col pubblico del cinema Modernissimo di Cosenza.

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Una scena del film

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I Coleman, la famiglia disfunzionale rifugio dalla crisi

“Il caso della famiglia Coleman” di Tolcachir apre con successo la stagione del Teatro Auditorium dell’Università della Calabria

Un modesto interno domestico, una famiglia fortemente scombinata. Il nucleo drammatico de Il caso della famiglia Coleman è tutto qui, nel condensare un groviglio emotivo conflittuale e caotico in uno spazio asfittico e malmesso, in una quotidianità misera. Il dramma potrebbe sfociare nella tragedia ma protende verso la commedia nera, restando sospeso in un limbo di incosciente leggerezza. Lo spettacolo, scritto e diretto da Claudio Tolcachir e andato in scena al Teatro Auditorium dell’Università della Calabria, è ormai un classico del teatro contemporaneo. Dall’Argentina della crisi economica, ha calcato i palchi di mezzo mondo, portando alla ribalta la nuova scena di Buenos Aires che, a cominciare da Spregelburd, ha fatto scuola.coleman Continua a leggere

A Ciambra e gli invisibili di Gioia Tauro, una formazione al contrario

A Ciambra di Carpignano è tornato al cinema. Il film racconta un’umanità degradata ma piena di vita. Da non perdere

A Ciambra ha innanzitutto il merito di rovesciare il concetto di marginalità, di prendere un gruppo di invisibili, quelli che di solito la società vorrebbe rimuovere dalla propria coscienza, e renderlo protagonista. Il film di Jonas Carpignano, però, compie un altro rovesciamento. Nel raccontare la storia del giovane Pio Amato, piccolo rom del quartiere di Gioia Tauro (che somiglia quasi a una favela brasiliana), ribalta il concetto di “formazione”.ciambra Continua a leggere

Gatta Cenerentola, una fiaba noir e fantascientifica da non perdere

Il film di animazione di Rak, Cappiello, Guarnieri e Sansone parte dalla Cenerentola di Basile e ne fa un’opera innovativa e visionaria

Gli allergici al romanticismo melenso possono stare tranquilli, in Gatta Cenerentola non ci sono principi azzurri che salvano e sposano fanciulle remissive. C’è la vita, con la sua ferocia e i suoi sogni spesso infranti. E c’è l’amore, ma nel senso più ampio del termine. Di un padre per una figlia, di un amico e, su tutto, per la propria terra. Un amore intriso del dolore nel vedere quella terra usurpata e ferita da un manipolo di criminali, con la complicità di gente “senza dignità”.cenerentola-trailer Continua a leggere

Soldini e il colore nascosto dell’ultimo film

Il nuovo film di Silvio Soldini, presentato fuori concorso a Venezia, suggerisce una vista altra. Ma poi lascia il pubblico al buio

E’ da ieri che cammino con lentezza, ispeziono gli oggetti con le mani, benedico i miei piedi e i miei occhi. E’ perché ho conosciuto Teo ed Emma, i personaggi de Il colore nascosto delle cose, ultimo lavoro di Silvio Soldini (del quale ho amato Le acrobate e Pani e tulipani), proiettato fuori concorso al Festival di Venezia e uscito nelle sale italiane l’8 settembre.

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Una scena del film

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Pirandello può aiutarci a vivere meglio, ecco perché

Come imparare qualcosa dall’opera di Pirandello, in particolare da Uno, nessuno e centomila che la regista Pizzi ha adattato per il teatro ed Enrico Lo Verso ha interpretato

Ho avuto la fortuna di leggere Pirandello in fasi particolari della mia vita, quelle di passaggio, in cui alcune convinzioni del passato mi sono apparse per quelle che erano: illusioni. Pirandello mi ha accompagnato in questo delicatissimo percorso e pur affondando il colpo, mi ha aiutato. Dunque è proprio così, mi dicevo, questa è la vita. Che il premio Nobel siciliano non si stanca mai di scomporre, destabilizzando ogni fragile certezza. Uno, nessuno e centomila è la sua opera che più di tutte riesce in questa frantumazione. Il romanzo racchiude l’intera poetica di Pirandello e, vista la sua forma quasi monologante, si presta all’adattamento teatrale, come quello scritto e diretto da Alessandra Pizzi, interpretato da Enrico Lo Verso e andato in scena al Castello svevo di Cosenza.

pirandello - lo verso

Enrico Lo Verso

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Paolini: “Serve una rivoluzione tascabile, dobbiamo disobbedire”

Marco Paolini racconta il rapporto con la tecnologia in una conferenza-monologo al Teatro Auditorium dell’Unical

Dice che dovremmo compiere azioni di disobbedienza civile, che dovremmo tornare a mescolarci, a formare gruppi eterogenei e trovarci in luoghi reali per fare cose concrete. Lo dice uno come Marco Paolini che ha lavorato spesso e volentieri in solitaria, così facendo anche autocritica. Del resto, ce ne vorrebbe davvero tanta per mettere in pratica le azioni di resistenza proposte dall’attore e narratore sul palco del Teatro Auditorium dell’Università della Calabria.

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Marco Paolini al Tau

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Amelio e La Tenerezza, “Il mio finale era più cattivo”

Il regista Amelio presenta il nuovo film al cinema Modernissimo di Cosenza, tra aneddoti e retroscena

Ci sono reticenze e rimossi che si stratificano al punto da acquisire una specie di consistenza, quella delle barriere mentali che spesso costruiamo tra noi e i nostri cari. La tenerezza è allora una forma di resa ai sentimenti, un abbandono salvifico. Tanto da dare il titolo al nuovo film di Gianni Amelio, quello forse più introspettivo della sua carriera cinematografica eppure non meno urgente degli altri, più vicini alle tematiche neorealiste. “Per me la tenerezza è un auspicio, una speranza”, racconta durante l’incontro col pubblico al cinema Modernissimo di Cosenza.

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Gianni Amelio e la giornalista Raffaella Salamina

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Nekrosius, Kafka e l’ostinata dedizione dell’artista

L’ultimo spettacolo di Nekrosius, Un digiunatore, è andato in scena in esclusiva nazionale al Teatro Auditorium dell’Unical

Cos’è dunque l’arte? Qualcosa che difficilmente si può spiegare, insegnare o apprendere, ma la si può vivere e sentire. In un processo emozionale che a quella domanda restituisce una risposta indefinita, che lasci intatta una certa dose di mistero. Come quando ci si interroga sul senso della vita o sulla natura dell’amore. Intorno al significato sempre un poco enigmatico dell’arte e alla figura dell’artista, ruota il nuovo spettacolo di Eimuntas Nekrosius, Un digiunatore, da una raccolta di racconti di Franz Kafka.nekrosius Continua a leggere