Almodòvar e la tentazione della nostalgia

Nel film Dolor y gloria, il regista Almodòvar si mette a nudo e rievoca il passato ma senza restarne in trappola

Avevamo imparato ad amare Almodóvar per le sue storie bizzarre, colorate e gioiosamente eccessive, disinibite, drammatiche. La storia che il regista spagnolo ci racconta con Dolor y gloria (in concorso al Festival di Cannes) è molto più intima e sentimentale, essendo la sua di storia. Pedro Almodóvar affida all’alter ego Salvador Mallo, interpretato da un intenso Antonio Banderas, la sua confessione dolente e densa di nostalgia.

Almodòvar
Una scena del film (dal sito www.bestmovie.it)

L’alter ego di Almodòvar

Mallo/Almodòvar è un regista in crisi, dalla salute malferma che, nell’impossibilità di continuare a lavorare, si abbandona al ricordo della propria infanzia e giovinezza. La povera vita in un paesino nei pressi di Valencia con la madre amatissima (Penelope Cruz), gli studi in seminario (già protagonisti, con lo spettro inquietante della pedofilia, ne La mala educación), la fuga a Madrid, l’inizio della carriera artistica e la fama, il primo e disperato amore, un film di successo rinnegato, la dipendenza dalla droga, la depressione.

La nostalgia come terapia

Come spesso accade nei momenti di crisi, l’alter ego di Almodóvar si rifugia nel vagheggiamento malinconico del proprio passato. Un’esigenza non solo consolatoria, ma quasi terapeutica. Un viaggio a ritroso per ripercorrere le tappe salienti della propria esistenza, riscrivere la trama di sentimenti riposti, comporre il mosaico del proprio malessere fisico e spirituale. Un po’ come quando si sfoglia un album di vecchie foto e si cerca di ricordare sensazioni ed emozioni provate dal se stesso di anni addietro e di collegarle al se stesso di oggi.

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Almodòvar sul set del film (dal sito www.arcobamedia.it

Uno stato sospeso

La nostalgia in cui si immerge Almodòvar è, in fin dei conti, positiva. Gli sguardi al passato possono far ritrovare “una coerenza nelle cose, una stabilità”, come scrive Virginia Woolf in Gita al faro. Un punto di riferimento, insomma, in mezzo al caos della vita. Secondo lo psicologo Usa Clay Routledge, che al tema ha dedicato un libro, la nostalgia è infatti una risorsa da utilizzare nei momenti di ansia e sofferenza esistenziale. Ma, a indugiare troppo nel suo dolce languore, si rischia di restare in trappola. “Troppa nostalgia vi può lasciare in uno stato sospeso, a metà tra un presente insoddisfacente e un passato affascinante ma irraggiungibile”, scrive Tiffany Watt Smith nel suo Atlante delle emozioni umane. Diventa, cioè, qualcosa di simile ad un rimpianto.

Almodòvar guarda al futuro

Il protagonista di Dolor y gloria, quando sembra indulgere troppo alla nostalgia e restarne invischiato, trova il modo di uscirne e andare avanti. Ma non tutti hanno questa forza. Chi, sopraffatto dalla paura, non riesce neanche ad immaginare un futuro, nel passato si nasconde. E finisce per rimpiangere cose che nulla hanno avuto di buono se non il fatto di non essere più, un po’ come accade nelle forme contemporanee di nostalgia per regimi e dittature nefaste. Almodòvar guarda al futuro e lo fa nel migliore dei modi: il cinema. Un film, il suo, da non perdere.

Simona Negrelli

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