La Benedetta follia di Verdone, tra app di incontri e nevrosi

Il nuovo film del regista romano è un ritratto divertente di persone in fuga dalla solitudine, alle prese con applicazioni di dating e la ricerca dell’amore

“Ciao sei fidanzata o sposata?”. Così, brutalmente, senza alcun preliminare di conversazione che ci si aspetterebbe da uno sconosciuto. Capita di ricevere anche messaggi di questo tipo su Messenger, dopo che qualcuno ha trovato piacevole la tua foto profilo di Facebook. A volte ti contatta pure il tizio che si spertica in complimenti, fa l’intraprendente, ma poi se ti incontra nella vita reale nemmeno ti saluta. Figuriamoci cosa può accadere quando ti iscrivi ad un sito di incontri. E io ci ho pensato, giuro. Perché da quando ho varcato la soglia fatidica dei 40 anni, le occasioni per conoscere esponenti dell’altro sesso si sono fatte sempre più rare, o complicate. E poi, mi sono detta, non sarà il caso di aggiornare, oltre al sistema operativo del computer e dello smartphone, anche il mio romanticismo? Alla fine ho desistito, eppure il mondo delle app di dating continua ad incuriosirmi. Sarà per la galleria di stranezze umane che promette di offrirti. Quella che dipinge bene il nuovo film di Carlo Verdone, Benedetta follia, prodotto da Luigi e Aurelio De Laurentiis e distribuito da Filmauro. Anche se, in questo caso, le stranezze sono soprattutto femminili.

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Carlo Verdone e Ilenia Pastorelli tra Luigi e Aurelio De Laurentiis

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Lanera, performer da favola (crudele)

Grande prova dell’attrice (anche regista e autrice) che in Black’s Tales Tour dà voce ai propri/nostri incubi. Primo spettacolo della stagione del More

Dormire male è forse peggio di non dormire affatto. Per quell’angosciosa sospensione tra sonno e veglia, in cui gli incubi sono tuttavia lucidi nella loro assoluta incoerenza. Questa specie di limbo esistenziale ben si adatta allo spietato universo fiabesco disegnato da Licia Lanera nel suo Black’s Tales Tour, in cui l’attrice/autrice/regista di Fibre Parallele invita il pubblico ad accompagnarla nella sua insonnia. Mentre il racconto è scandito da ritmi techno, quasi fosse un rave party. Perché è ibrida la forma dello spettacolo che ha aperto la stagione del More, rassegna curata da Scena Verticale al teatro Morelli di Cosenza.

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Licia Lanera

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Nico, 1988: come uccidere due miti contemporanei

Il film di Nicchiarelli è intenso e dirompente. Il rock come scelta di vita prima che artistica. E bellezza e giovinezza diventano di troppo

Nico era il rock, non lo suonava e basta. La fama, la droga, il sesso promiscuo, un figlio trascurato e ritrovato troppo tardi. Una vita di eccessi, una vita sbagliata. “Sono stata al top e ho toccato il fondo, in entrambi i luoghi c’è il vuoto”. Lo dice la strepitosa Trine Dyrholm, l’attrice che interpreta Nico nel film di Susanna Nicchiarelli. In questa frase leggi l’anima inquieta e vedi una parabola, per molti discendente ma non per tutti. Per la regista di “Nico, 1988”, ad esempio, è la seconda fase della sua vita quella più interessante. “Dopo l’esperienza coi Velvet Underground comincia a scrivere la sua musica, si riappropria della sua identità”, spiega durante l’incontro col pubblico del cinema Modernissimo di Cosenza.

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Una scena del film

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Nico,1988, la vita oltre la femme fatale

Il film sulla sacerdotessa delle tenebre arriva nelle sale. A Cosenza incontro con la regista Nicchiarelli

Con la sua voce algida e tagliente come una scheggia di vetro, ti incideva quella Femme fatale nel cuore e tu avresti voluto essere come lei, spezzare i cuori incontrati incidentalmente sul tuo cammino. In fondo eri una romantica, ma Nico rappresentava il lato oscuro della luna, quello che non si vede eppure c’è, eccome. La fascinazione dell’oscurità può essere potente. Tanto che l’album della banana l’hai ascoltato in modo compulsivo, nella tua fase tenebrosa, e da allora la bionda teutonica che cantava coi Velvet Underground è diventata un’icona. Eppure, Nico, 1988, diretto da Susanna Nicchiarelli, vincitore della sezione Orizzonti all’ultima Mostra del cinema di Venezia e arrivato nelle sale, non racconta quella stagione che la rese famosa, quella del rapporto con Andy Warhol, la Factory e Lou Reed.

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Nico ai tempi della collaborazione coi Velvet Underground

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I Coleman, la famiglia disfunzionale rifugio dalla crisi

“Il caso della famiglia Coleman” di Tolcachir apre con successo la stagione del Teatro Auditorium dell’Università della Calabria

Un modesto interno domestico, una famiglia fortemente scombinata. Il nucleo drammatico de Il caso della famiglia Coleman è tutto qui, nel condensare un groviglio emotivo conflittuale e caotico in uno spazio asfittico e malmesso, in una quotidianità misera. Il dramma potrebbe sfociare nella tragedia ma protende verso la commedia nera, restando sospeso in un limbo di incosciente leggerezza. Lo spettacolo, scritto e diretto da Claudio Tolcachir e andato in scena al Teatro Auditorium dell’Università della Calabria, è ormai un classico del teatro contemporaneo. Dall’Argentina della crisi economica, ha calcato i palchi di mezzo mondo, portando alla ribalta la nuova scena di Buenos Aires che, a cominciare da Spregelburd, ha fatto scuola.coleman Continua a leggere

Rendano, in cartellone Brook e Pennac

La stagione del teatro Rendano di Cosenza è pronta. In scena grandi nomi della cultura internazionale, talenti italiani e spettacoli mainstream

Peter Brook, Daniel Pennac, Elio Geramano e Teho Teardo insieme con “Viaggio al termine della notte” di Celine. Sono alcuni dei protagonisti della stagione di prosa dello storico teatro Rendano di Cosenza, una stagione curata in partenariato pubblico-privato fra il Comune di Cosenza e un gruppo di imprenditori privati (Enzo Noce, Pino Citrigno e Gianluigi Fabiano). È appena partita la campagna abbonamenti e sul sito del Comune non c’è traccia del programma, che si trova invece completo sul sito di Inprimafila, ufficio di biglietteria e marketing per la vendita dei biglietti degli spettacoli.

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Una scena di Battlefield (foto di Caroline Moreau)

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A Ciambra e gli invisibili di Gioia Tauro, una formazione al contrario

A Ciambra di Carpignano è tornato al cinema. Il film racconta un’umanità degradata ma piena di vita. Da non perdere

A Ciambra ha innanzitutto il merito di rovesciare il concetto di marginalità, di prendere un gruppo di invisibili, quelli che di solito la società vorrebbe rimuovere dalla propria coscienza, e renderlo protagonista. Il film di Jonas Carpignano, però, compie un altro rovesciamento. Nel raccontare la storia del giovane Pio Amato, piccolo rom del quartiere di Gioia Tauro (che somiglia quasi a una favela brasiliana), ribalta il concetto di “formazione”.ciambra Continua a leggere

“A Ciambra, film che divide”. Intervista al regista Carpignano

A Ciambra, ambientato a Gioia Tauro, è stato selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar. Storia di una comunità rom e di un bambino cresciuto troppo in fretta

Il suo telefono non gli dà tregua. “Forse solo quando smetteranno di chiamarmi riuscirò a rendermi conto di quello che sta succedendo”. Jonas Carpignano è stato selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar col suo film A Ciambra, a dicembre la decisione finale. Trentatré anni, padre italiano e madre afro-americana, ha vissuto tra Roma e New York e da sette si è trasferito a Gioia Tauro, in Calabria, dove è ambientato questo nuovo lungometraggio che porta il nome del quartiere in cui vive da anni una comunità rom. Al centro del film, le peripezie del piccolo Pio Amato, bambino già adulto, che già compariva in A Chjana, cortometraggio sulla rivolta degli immigrati a Rosarno, e in Mediterranea, primo lungometraggio di Carpignano. A Ciambra vanta un produttore esecutivo come Martin Scorsese e ha già conquistato il premio Europa Label al Festival di Cannes.

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Jonas Carpignano (a sinistra) nel quartiere della Ciambra

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Rak e Sansone: “La nostra Cenerentola una piccola magia”

Intervista ad Alessando Rak e Dario Sansone, due dei registi del film d’animazione del momento. “Abbiamo una nuova idea su un morto che parla”

Gatta Cenerentola è una sfida vinta. Alessandro Rak, uno dei quattro registi, la sintetizza così: “L’animazione è vista come qualcosa per bambini, noi invece vogliamo indirizzarla verso contenuti più tosti, per adulti”. E ancora: “Per realizzare questo film abbiamo superato mille difficoltà. Ci dicevano che per fare un cartone dovevamo andarcene non solo da Napoli ma proprio dall’Italia”. E invece. Rak ha condiviso fatiche e soddisfazioni del proprio lavoro col pubblico di Cosenza. Lui e Dario Sansone, altro regista, hanno ricevuto il premio Andrea Pazienza all’interno del festival del fumetto Le strade del paesaggio. Hanno anche incontrato gli spettatori al cinema San Nicola, prima della proiezione del film. Un evento organizzato dalla Primavera del cinema italiano. Poi ci siamo fatti una chiacchierata.

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Da sinistra: Sansone, Scornaienchi (direttore Le strade del paesaggio), Rak, Salamina (giornalista), Citrigno (presidente Film Commission Calabria)

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Gatta Cenerentola, una fiaba noir e fantascientifica da non perdere

Il film di animazione di Rak, Cappiello, Guarnieri e Sansone parte dalla Cenerentola di Basile e ne fa un’opera innovativa e visionaria

Gli allergici al romanticismo melenso possono stare tranquilli, in Gatta Cenerentola non ci sono principi azzurri che salvano e sposano fanciulle remissive. C’è la vita, con la sua ferocia e i suoi sogni spesso infranti. E c’è l’amore, ma nel senso più ampio del termine. Di un padre per una figlia, di un amico e, su tutto, per la propria terra. Un amore intriso del dolore nel vedere quella terra usurpata e ferita da un manipolo di criminali, con la complicità di gente “senza dignità”.cenerentola-trailer Continua a leggere