Il Codex di Rossano torna a casa a raccontare le sue storie

Quante storie contiene il Codex, libro sacro illustrato di oltre 1.500 anni fa, uno dei più antichi del mondo.

Storie intrecciate e stratificate l’una sull’altra, anche se spesso sconosciute. Immaginate ad esempio dei monaci scappati dalla Siria, o dalla Palestina, per salvare se stessi e il volume dalle persecuzioni politiche e religiose, da quelli che volevano vietare il culto delle immagini. Un po’ come accade oggi quando l’Isis distrugge le sculture e i monumenti della cultura mediorientale. Insomma, immaginate questi profughi trovare rifugio in Calabria, ieri come oggi, corsi e ricorsi storici. È una delle ipotesi, la più suggestiva, formulata per ricostruire il percorso del Codice purpureo di Rossano, un manoscritto ritrovato nella cattedrale della città bizantina nel 1789. Perché, come sempre accade, è il mistero a rendere affascinante qualcosa, la parte mancante. Ma è la presenza a determinarne il valore. E il Codex c’è. È ritornato a casa, sulla costa jonica cosentina, dopo quattro anni di analisi e cure all’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario del ministero dei Beni culturali, a Roma, ed è stato accolto con tutti gli onori che si addicono a un oggetto di grande pregio: storico, artistico, religioso, economico.

codex museo

Il Codex esposto al Museo diocesano di Rossano

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