Teatro in Calabria, le compagnie: “la legge non è stata attuata”

A un anno dall’approvazione del testo, ancora mancano gli adempimenti per renderla operativa

È una storia di lentezza burocratica e amministrativa quella raccontata dalle compagnie teatrali calabresi, in affanno per la mancata attuazione della legge regionale approvata un anno fa. Era infatti il maggio del 2017 quando il Coordinamento del teatro calabrese annunciava con una certa soddisfazione il sì della Regione ad un testo di legge la cui gestazione era durata ben tre anni. Dopo dodici mesi dall’approvazione, a sei mesi dall’inizio del primo triennio 2018/2020, ancora non sono stati mossi quei passi che permetterebbero alla legge di diventare operativa, come la nomina della commissione di esperti che dovrebbe valutare la qualità dei progetti e la stesura dei formulari che stabiliscano tempi e criteri di partecipazione. Lo denunciano le compagnie durante una conferenza stampa nel foyer del Piccolo Teatro Unical.

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Rombolà, Pisano, Vincenzi (foto dal sito corrieredellacalabria.it)

La richiesta delle compagnie

“Vogliamo creare un sistema di produzione, distribuzione, residenze – dice Fabio Vincenzi, direttore dei Teatri dell’Università della Calabria – ma soprattutto vogliamo che le compagnie abbiano la possibilità di una continuità di programmazione”. “Invece in questo modo non solo non riusciamo a fare la programmazione triennale, ma nemmeno quella annuale”, aggiunge Claudio Rombolà, direttore del Teatro del Grillo. “La verità è che il nostro settore è considerato di serie C – denuncia Settimio Pisano, direttore amministrativo di Scena Verticale – perché la cultura viene considerata come puro intrattenimento”. E questo sarebbe un vero peccato, perché ci sono compagnie di qualità che hanno saputo far rivivere territori considerati marginali, il cui lavoro è un valore aggiunto per intere comunità. Compagnie che, tra l’altro, sono riuscite a fare sistema in una regione spesso incline ai particolarismi.

Teatro, una distanza da colmare

Insomma, si tratta di fare impresa culturale e la richiesta delle compagnie non è mero assistenzialismo. “Noi ci abbiamo sempre messo del nostro e continueremo a farlo – sottolinea Vincenzi – quello che chiediamo alla Regione non è un finanziamento ma un contributo su base deficitaria”. Si tratterebbe, in pratica, di colmare il disavanzo tra investimenti e incassi. E di avvicinare in qualche modo la Calabria non solo al resto d’Italia ma anche a regioni del Sud come Puglia e Basilicata, in cui il sostegno pubblico al teatro è una realtà consolidata.

Simona Negrelli

 

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