A Ciambra e gli invisibili di Gioia Tauro, una formazione al contrario

A Ciambra di Carpignano è tornato al cinema. Il film racconta un’umanità degradata ma piena di vita. Da non perdere

A Ciambra ha innanzitutto il merito di rovesciare il concetto di marginalità, di prendere un gruppo di invisibili, quelli che di solito la società vorrebbe rimuovere dalla propria coscienza, e renderlo protagonista. Il film di Jonas Carpignano, però, compie un altro rovesciamento. Nel raccontare la storia del giovane Pio Amato, piccolo rom del quartiere di Gioia Tauro (che somiglia quasi a una favela brasiliana), ribalta il concetto di “formazione”.ciambra

Lotta per la sopravvivenza

La crescita di Pio, il passaggio dall’infanzia all’età adulta, raccontato nel corso del film, non ha niente di edificante o di ravveduto, è una discesa agli inferi che lascia fuori la speranza nel nome della sopravvivenza. Eppure, l’umanità degradata di questa comunità rom, che vive di espedienti, con le sue regole a volte spietate, riesce a esprimere una vitalità prepotente, a trovare lo spazio persino per la gioia.

La lezione del neorealismo

A Ciambra è un film che non si dimentica, ti lascia dentro come un disagio da accudire, qualcosa che non puoi più ignorare. La sua potenza espressiva sta nella capacità del giovane regista italo-afro-americano di mescolare con sapienza materiale documentario e finzione, con un uso consistente della musica e qualche suggestione onirica. Non meraviglia che la commissione istituita dall’Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive multimediali) lo abbia scelto per rappresentare l’Italia alla cerimonia degli Oscar. Dentro ci trovi la lezione del neorealismo italiano e persino qualche eco di Sorrentino.ciambra 2

La predilezione per le tematiche razziali

Carpignano, con questo suo secondo lungometraggio, conferma la sua predilezione per le tematiche razziali e i problemi di integrazione. Col precedente (e notevolissimo) Mediterranea aveva raccontato l’odissea di un gruppo di migranti africani approdati in Calabria e le sue miserie nella tendopoli di Gioia Tauro, divenuta città d’adozione del regista trentatreenne, nato a New York, nel Bronx, da padre italiano e madre italo-americana originaria delle Barbados.

A Ciambra nel nome di Scorsese

Mediterranea non aveva trovato nemmeno una distribuzione in Italia, A Ciambra, invece, ha avuto maggiore fortuna, avendo dalla sua un produttore esecutivo come Martin Scorsese. Il film , finanziato dal bando Lu.Ca., accordo tra le film commission di Basilicata e Calabria, era uscito un po’ in sordina il 31 agosto. Dopo aver vinto l’Europa Label al Festival di Cannes ed essere stato selezionato per gli Oscar, è tornato in sala. Da non perdere.

(visto al cinema San Nicola di Cosenza)

Simona Negrelli

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