Amelio e La Tenerezza, “Il mio finale era più cattivo”

Il regista Amelio presenta il nuovo film al cinema Modernissimo di Cosenza, tra aneddoti e retroscena

Ci sono reticenze e rimossi che si stratificano al punto da acquisire una specie di consistenza, quella delle barriere mentali che spesso costruiamo tra noi e i nostri cari. La tenerezza è allora una forma di resa ai sentimenti, un abbandono salvifico. Tanto da dare il titolo al nuovo film di Gianni Amelio, quello forse più introspettivo della sua carriera cinematografica eppure non meno urgente degli altri, più vicini alle tematiche neorealiste. “Per me la tenerezza è un auspicio, una speranza”, racconta durante l’incontro col pubblico al cinema Modernissimo di Cosenza.

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Gianni Amelio e la giornalista Raffaella Salamina

Storia di due famiglie

“Mi identifico col protagonista, un padre che non riesce a comunicare coi figli, ma solo per motivi anagrafici. Io per fortuna sono riuscito a comunicare col mio, mi sono impegnato, però è difficile voler bene a dei figli adulti, si vorrebbe sempre che restassero bambini, che fossero i nostri giocattoli”. Nel film, tratto dal romanzo di Lorenzo Marone, La tentazione di essere felici, le vicende di due famiglie si incrociano, per via di un rapporto di vicinato, e i legami familiari sono il nucleo della narrazione filmica di Amelio. Quasi un andare alla radice dei mali della società, spesso analizzati in pellicole mirabili come Lamerica o Il ladro di bambini, ma sempre filtrati attraverso l’assenza di un padre.

I padri di Amelio

Ne La tenerezza la società è solo uno sfondo, un’ambientazione, una coloritura linguistica. Nella cornice della città di Napoli, caotica e con una forte presenza di immigrati, si agitano delle anime in pena, cui danno corpo e voce straordinari attori come Renato Carpentieri ed Elio Germano, entrambi padri di famiglia in qualche modo irrisolti. Il primo, però, grazie all’incontro con Michela (Ramazzotti), giovane donna solare, semplice e un po’ svampita, ha una possibilità di redenzione. Il secondo, invece, il marito di Michela, finisce col perdersi.

Amelio e le donne

Amelio svela le dinamiche familiari poco a poco, attraverso una regia asciutta, essenziale, con inquadrature quasi sempre fisse. La camera, piuttosto che i movimenti, preferisce soffermarsi sui primi piani dei personaggi. “Le donne le inquadro sempre da tre quarti, perché la donna sullo schermo deve essere bella e un’inquadratura di questo tipo aiuta a renderla più attraente, benché preferisco che le attrici siano struccate o con pochissimo trucco”.

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Michela Ramazzotti ed Elio Germano in una scena del film

Il bello di improvvisare

Amelio si racconta con piacere, senza filtri, alternando aneddoti personali a retroscena della lavorazione del film. Come quando spiega che diverse scene con la Ramazzotti erano state da lei improvvisate. “Mi ha chiesto di non farle leggere la sceneggiatura: ‘ogni mattina tu mi dici che devo fare e che devo dire’. È bello lavorare con attrici con molto temperamento e poco strutturate, perché sono in grado di improvvisare”. Benché i personaggi interpretati da Michela Ramazzotti si somiglino sempre un po’.

Madri e figlie

Diverso il lavoro che Amelio ha cucito addosso a Giovanna Mezzogiorno, nei panni di Elena, l’apprensiva figlia dello scorbutico avvocato Lorenzo. “Era quattro anni che non recitava e si sentiva come se fosse al suo debutto. Con lei, molto più strutturata come attrice, ho dovuto lavorare in modo che si lasciasse andare e tirasse fuori quello di cui avevo bisogno”. Notevole anche il cameo di Greta Scacchi, nei panni dell’algida madre di Fabio/Elio Germano. “Quando ha girato il film era malata, poi si è operata ed è guarita. Mi ha confidato che il mio film le ricorda un momento difficile superato”.

Un perfetto equilibrio

Il nuovo film del regista calabrese resta perfettamente in equilibrio tra dramma e leggerezza, concedendo molto alle emozioni e nulla al sensazionalismo. Del resto, “se non c’è emozione, non c’è il film”. La tenerezza, per Amelio, arriva dopo la pubblicazione del suo primo romanzo e la realizzazione di un documentario sull’omosessualità, dopo aver fatto pubblicamente coming out. E, per quanto si schermisca, il regista ha l’aria di essere estremamente rilassato e a proprio agio.

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Giovanna Mezzogiorno e Renato Carpentieri (foto di Claudio Iannone)

L’età della cattiveria

“La mia è un’età difficile (72 anni), non sto bene in questa pelle e non è vero che invecchiando si migliora, io sono diventato più cattivo”. E il finale de La tenerezza, tutto sommato conciliante e rassicurante, non è quello che avrebbe voluto, svela Amelio. “Il primo che avevo realizzato era molto più spiazzante e cattivo, poi produttore e distributore mi hanno chiesto di cambiarlo”. A dicembre il film uscirà in dvd, nei contenuti extra anche il finale originario.

Simona Negrelli

 

 

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