Brunori torna a casa, il concerto al Rendano è una festa

Brunori Sas a Cosenza emoziona e diverte, in un continuo scambio di battute col pubblico. Anche in dialetto

Il momento in cui torni a casa è quello in cui puoi lasciarti andare al tuo dialetto, la lingua delle radici e, quasi sempre, degli affetti. Così la corrispondenza d’amorosi sensi fra Dario Brunori e il pubblico cosentino viaggia sul canale della parlata bruzia. Il teatro Rendano lo accoglie fragoroso, quasi fosse un eroe ritornato vittorioso dalla guerra. Di sicuro quella dei biglietti venduti è vinta, lo dice la scritta “esaurito” su tante date del tour lungo lo Stivale, per presentare il nuovo disco, A casa tutto bene.

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Brunori Sas

Biglietti esauriti

Venduti tutti i biglietti, e anche molto velocemente, delle due date cosentine del 29 e 30 marzo, sebbene la prima sera il teatro non fosse gremito come ci si sarebbe aspettato dalle premesse. Ma quel che conta è l’intesa che si crea fra palco e spettatori e quella non manca. “Mai come ora possiamo dire ‘a casa tutto bene’. E le cose stanno andando davvero bene, non mi posso lamentare e questo per noi calabresi è un problema”. Risate. Brunori non è solo un cantautore, sul palco è anche un mattatore, un intrattenitore, con la battuta sempre pronta. “Che poi mi dicono: ‘unnu di’ troppo ca pu ti piccìanu’ (cioè: non dire troppo in giro che le cose ti vanno bene, ché poi ti lanciano il malocchio) ma io non sono superstizioso” e tira fuori un ferro di cavallo.

Canzoni contro le paure

Brunori Sas fa il suo ingresso sul palco imbracciando la chitarra e cantando La verità, il brano che le radio passano di frequente, accorgendosi finalmente del cantautore nato a Ioggi e residente a San Fili, sempre in provincia di Cosenza. La verità ti resta in mente per la melodia orecchiabile, ma ti emoziona per il testo diretto e senza fronzoli. Con L’uomo nero è subito chiaro l’approccio politico del nuovo album. Brunori canta le paure individuali e collettive, quelle di una società sempre più incline ad alzare barriere, a discriminare il diverso, a chiudersi in casa pur di non affrontare la realtà. Finiti i tempi delle ballate sentimentali delicate e ironiche, in Canzone contro la paura se ne fa quasi beffe. E se nell’album precedente Brunori immaginava di compiere il cammino di Santiago in taxi, in Lamezia Milano vorrebbe colmare la distanza tra la provincia “ferma agli anni 80” e la vita metropolitana.

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Brunori Sas e la sua band

Sul palco con Brunori

Gli arrangiamenti di A casa tutto bene sono curatissimi e dal vivo si apprezzano ancora meglio. Sul palco, Brunori Sas è accompagnato dalla storica band: Simona Marrazzo (cori, synth, percussioni), Dario Della Rossa (pianoforte, synth), Stefano Amato (basso, violoncello, mandolini), Mirko Onofrio (fiati, percussioni, cori, synth) e Massimo Palermo (batteria, percussioni). Per il concerto cosentino ci sono anche i Takabum al completo ai fiati.

Canzoni contro la “musciarìa”

Colpo di pistola è un colpo al cuore, il femminicidio cantato dal punto di vista dell’assassino, lui che “prima l’ho uccisa e poi l’ho baciata”. La vita liquida cita Bauman e critica la società contemporanea, in cui “liquido è il lavoro, il sesso e le mie convinzioni”. Critica sì, ma sempre con una certa dose di ironia e leggerezza. Quelle che si fanno strada nei continui scambi di battuta col pubblico. “Vedo una certa musciarìa in platea, vabbè che le canzoni sono quello che sono, io poi già tendevo alla depressione”. Ecco, la “musciarìa” in cosentino è un misto di lentezza nei movimenti e umore sotto i tacchi. Ma il pubblico cosentino è così, spesso molto contenuto. Eppure per Brunori l’entusiasmo non manca. E l’accoglienza è calda per Come stai, brano del primo album che lui dedica al padre. Così come per i pezzi degli album precedenti, in cui ironia e malinconia sono indissolubili: Fra milioni di stelle, Pornoromanzo, Lei, lui, Firenze.

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Brunori e il coro del Rinacchio

Vedo bambini cantare

Brunori abbandona momentaneamente la chitarra e si siede al piano per Arrivederci tristezza, che suona quasi come una dichiarazione d’intenti. “Ora chiudiamo questa parte finto sentimentale. Dico sempre che al sentimento preferisco il pagamento”, motteggia poi. Ma quello che arriva dopo è uno dei momenti più emozionanti e anche divertenti del concerto, quando, per Il costume da torero, sale sul palco il coro del Rinacchio, dal nome di una strada di San Fili. Un coro di bimbi, nipotini e vicini di casa. Tutti a cantare che “la realtà è una merda ma non finisce qua”. Scorrono su un grande schermo le parole di Don Abbondio, quasi per sancire la solennità dei “funerali della nostra coscienza”. Ma il pezzo ha un’anima rock e ce lo ricorda Brunori col suo riff di chitarra.

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Aldo D’Orrico

L’inizio e la fine

Il finale è una festa. Brunori fa la parodia di alcuni suoi pezzi cantandoli in napoletano. Poi regala al pubblico Guardia ’82, il pezzo del primo album che l’ha reso famoso. E il Rendano esulta. Un successo. Concerto riuscitissimo, aperto da Aldo D’Orrico e la sua musica folk. Prima esegue alla chitarra tre brani del suo primo album da solista, Join the Coordinator, poi suona una cover di Bob Dylan, Girl from the North country. Applausi.

Simona Negrelli

Un pensiero su “Brunori torna a casa, il concerto al Rendano è una festa

  1. Al Rendano tutto bene. Questo concerto è stato migliore degli altri. Ho apprezzato tantissimo l’ultimo disco, che rispecchia le inquietudini della società odierna.
    Grazie, Simona. Grazie, Dario. Grazie, Stefano.

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