A Dario De Luca piace caldo, come uno scirocco

Continua il viaggio di tempodilettura.com tra le manie di artisti e personaggi dello spettacolo. Quella dell’attore, regista e drammaturgo di Scena Verticale parte da molto lontano

Ci sono fissazioni benevole come animaletti domestici, rassicuranti come una persona cara. Perché sono sempre lì, a ricordarci chi siamo. Le fissazioni parlano di noi, spesso sono legate alla nostra infanzia, a volte sono complici di un processo creativo. Per questo continua il viaggio di tempodilettura.com tra le manie di artisti e personaggi dello spettacolo. Chi è che non ha un piccolo chiodo fisso? In fondo, anche lì, è solo questione di gusti. Per esempio, a Dario De Luca piace caldo e non è il jazz, come nel delizioso film con Marilyn Monroe e Jack Lemmon.caldo-1

Caldo come uno scirocco e fragoroso come una tempesta. Come il soffio di un motore roco, che diventa rituale della creazione artistica. L’attore, regista e drammaturgo della compagnia Scena Verticale riesce a concentrarsi solo così, accendendo il phon e sparandosi addosso il suo vento caldo. Lo fa quando si documenta per uno spettacolo, quando ne scrive il testo e poi lo memorizza nello studio della sua casa di Castrovillari, in provincia di Cosenza.

Come quando era bambino

“È una cosa che mi porto dietro fin dal liceo, io studiavo i classici greci e latini col phon acceso. La mattina mi alzavo all’alba per studiare e mi ficcavo nel letto di mia nonna, che viveva con noi, e lei sopportava questa tortura quotidianamente, me e l’asciugacapelli acceso nel suo letto”. Una fissazione confortevole come la coperta di Linus, che racconta di legami e calore umano. “Quando mia madre, da bambino, mi asciugava il mio cesto di capelli ricci dopo il bagno della domenica mattina, io facevo il punto della situazione, ripensavo alle cose belle e brutte che mi erano accadute durante la settimana e lo facevo proprio in quel momento, che è sempre stato un momento di riflessione e concentrazione”.caldo-2

Il caldo, il rumore e il rituale della creazione

Ormai, lavorare senza quel rumore e quel getto caldo, per De Luca è impensabile. L’ultimo suo spettacolo, Il Vangelo secondo Antonio, è stato scritto tra ottobre e novembre del 2015. “Due mesi in cui il phon l’ha fatta da padrone. Vivendo in una famiglia con dei bambini che giocano, stanno alla tv o alla playstation, riesco a isolarmi solo così, è come un tappeto sonoro che mi permette di restare concentrato. Mi chiudo nello studio, che mia moglie chiama “il loculo” o “il forno crematorio”, e posso lavorare. Devo dire che ne ho bruciati tanti di phon nella mia vita, ma il consumo di elettricità non è eccessivo. Alla fine, prima i miei genitori e poi mia moglie, hanno accettato questa mia piccola mania”.

La tournée

Col Vangelo, De Luca è attualmente in tournée per l’Italia. Dopo il debutto a Castrovillari, al festival Primavera dei teatri (che Scena Verticale organizza con successo dal 1999, ricevendo anche un Premio Ubu), lo spettacolo, con una nuova scenografia e una regia più contemporanea, è stato al Teatro dell’Orologio di Roma, per poi ritornare in Calabria, con repliche al Grandinetti di Lamezia Terme (25 novembre), al Teatro di Gioiosa Jonica (26) e al Teatro del Grillo di Soverato (27). Dal 29 novembre al 4 dicembre lo spettacolo sarà al Ringhiera di Milano, il 26 e 27 dicembre andrà in scena al Morelli di Cosenza (che Scena Verticale gestisce, col sostegno del Comune, dal 2012, dando vita al Progetto More) e il 28 all’Auditorium di Saracena.caldo-3

Il Vangelo e le fissazioni di Don Antonio

Il Vangelo secondo Antonio (sul palco anche Matilde Piana e Davide Fasano) racconta la storia vera di un parroco malato di Alzheimer, che De Luca ha scovato in un libro di Francesca Frangipane. “Nello spettacolo metto in scena l’excursus della malattia ma c’è anche un ragionamento sulla fede. Don Antonio non riconosce più il Cristo e non capisce perché stia appeso in croce, lo stacca da lì e inizia ad accudirlo, perché evidentemente qualcosa è rimasto, l’amore profondo rimane vivo, magari si trasforma”. L’amore resta, le fissazioni pure. De Luca ha costruito il personaggio di Don Antonio a partire dalle sue manie e sostenuto dalla propria, il rumore e il caldo del phon. “Ogni malato di Alzheimer ha delle fissazioni, si convince di certe cose, le reitera continuamente. Un libro di Michele Farina, giornalista del Corriere della sera, che ha frequentato dei malati e le loro famiglie, mi ha aiutato a creare le piccole fissazioni del mio don Antonio”.caldo-4

Con astuccio e matite

Quando poi, dalla fase di studio e scrittura dello spettacolo si passa alle prove a teatro, cambia anche il rituale. “Quando provo gli spettacoli, ho sempre con me un quaderno e una penna con cui prendere appunti, e un astuccio, come quello dei bambini, con le matite con punta diversa, perché devo sempre disegnare le scene dei miei spettacoli”. Anche Il Vangelo secondo Antonio è stato accompagnato da una serie di disegni. “Sono un passaggio obbligato, a volte li coloro con l’acquerello”. Capita che i disegni rappresentino un’idea, più che una scena. “Quando pensavo all’Alzheimer e allo spettacolo, ho fatto un disegno di me di profilo, come fossi un albero, con le foglie che cadono, come succede coi ricordi nei malati”. A guardarlo sembra una citazione di Tree of half life, una serigrafia che il designer Storm Thorgerson utilizzò per la campagna del 30° anniversario dei Pink Floyd, una band molto amata da De Luca.caldo-5

Da Gaber a Zelig

L’attore e regista porta in tournée anche Va’ pensiero che io ancora ti copro le spalle, spettacolo di teatro-canzone da lui diretto e interpretato, scritto da Giuseppe Vincenzi. Lo spettacolo sarà in scena in Svizzera il 19 e 20 dicembre. Con un pezzo di questo spettacolo De Luca è stato a Zelig. “Sono andato a fare i provini di Zelig lab a Roma con Paolo Chiaia, il tastierista. Il provino è andato benissimo e ci hanno fatto fare la serata al Teatro Golden di Roma. Poi ci hanno chiamato a giugno del 2015 e siamo andati a fare una serata allo Zelig di Milano, dove è passato tutto il panorama comico italiano ed è stato molto emozionante. La serata è andata bene, Gino e Michele ci hanno voluto conoscere e ci hanno detto “siete bravi ma non siete collocabili”. Lo Zelig rischia poco, la tv in genere rischia pochissimo”.caldo-6

Una vita per il teatro

De Luca, invece, è uno che si mette in gioco, che ama sperimentare. Da quando ha fondato nel ‘92, insieme a Saverio La Ruina, anche lui attore, regista e drammaturgo, la compagnia Scena Verticale (la cui terza anima è Settimio Pisano, nel ruolo di direttore amministrativo), ha cambiato strada più di una volta. Nei primi anni, era sempre in scena in coppia con La Ruina, dal 2004, proprio come il collega, ha intrapreso un percorso individuale, concentrandosi sull’analisi delle sottoculture meridionali e rileggendo in chiave grottesca alcuni classici del teatro. Con U Tingiutu ha anche vinto il Premio Landieri all’impegno civile come migliore attore. Poi ha ripreso la tradizione del teatro-canzone di Gaber e Luporini per farne una sorta di concerto teatrale. Ha cambiato strada anche col suo ultimo spettacolo, rinnovandolo rispetto al debutto della scorsa primavera. Quel che rimane costante è la passione per il teatro, coltivata anche nelle attività di laboratorio e scuola coi ragazzi, i disabili e gli adulti. I grandi amori restano. Le manie pure.

Simona Negrelli

foto di Massimiliano Palumbo

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *