Emma Dante, danzare tra la vita e la morte

Si ride e ci si emoziona con Le sorelle Macaluso, scritto e diretto dalla Dante e andato in scena al Teatro Auditorium dell’Unical

C’è una dimensione al confine tra al di qua e al di là, tra vita e morte, in cui superstiti e defunti s’incontrano, una sorta di quarta dimensione dove vivono ricordi, preghiere, o dialoghi immaginari. Una sospensione, che ne Le sorelle Macaluso di Emma Dante diventa un’apnea, in cui da vivi manca l’aria e si torna a respirare da morti. La drammaturga e regista palermitana costruisce uno spettacolo emozionante, in cui si ride, ci si commuove, si gode della grazia dei ballerini, ma ci si inquieta pure. Perché dentro ci trovi la vita, e la vita può essere maledettamente misera. Come quando, per sopravvivere, si è costretti ai lavori più mortificanti, o quando si perdono le persone care.dante

L’ultimo lavoro della Dante, andato in scena al Teatro Auditorium dell’Università della Calabria, si muove come sempre nel solco della marginalità, o “delle”. Perché in questo dramma di corpi e voci, alla marginalità sociale si aggiunge una marginalità spirituale, in cui il confine, il lìmen, è il corpo. E sono i corpi delle sette sorelle, e dei loro genitori e del nipote, i protagonisti. Corpi dolenti, goffi, buffi, volgari, storpi, ma capaci anche di inaspettata bellezza, che può sbocciare imprevista come un fiore nell’asfalto. La bellezza di un sogno, ad esempio, come quello della danza. Che Maria, la maggiore delle sorelle Macaluso, serba in sé, lei che ha fatto da mamma alle altre dopo la morte dei genitori, lei che quando ride grugnisce.

Poi c’è Katia, piena di rancore verso il padre, che l’ha messa in un istituto a prendersi le botte dalle suore, dopo la morte di Antonella, la più piccola. C’è la mamma che sprona insistentemente il figlio, giovane appassionato di calcio con problemi di cuore. C’è la disabile e la sorella che se ne prende costantemente cura.dante 2

I vivi e i morti della famiglia si incontrano per un funerale e raccontano la propria storia. Un racconto fatto di movenze, gesti, acrobazie, in cui i personaggi sono caratterizzati dalla propria fisicità e dalle emissioni vocali, il modo di ridere, di parlare e un linguaggio curatissimo che parte dal dialetto palermitano, contaminato col barese, per diventare musica. E la danza è sia la reale inclinazione di una delle protagoniste, che la rappresentazione antinaturalistica della dimensione ultraterrena. Solo quando danzano, di bianco vestiti come fantasmi, i morti si distinguono dai vivi. Ed è così che in questo lavoro di Emma Dante la lezione del teatrodanza, che da Pina Bausch in poi si nutre di simbolismo e di uno stretto legame tra gesto e parola, incontra la tradizione della macchietta, coi suoi personaggi caricaturali, le idiozie e le volgarità.

Come un grande ventre, poi, l’arte dei pupi siciliani contiene tutto. Unico elemento scenico dello spettacolo della Dante sono cinque scudi, poggiati a terra sul proscenio, in fila orizzontale insieme alle loro spade e alla foto dei cinque defunti, quasi a segnare il confine tra vita e morte, ma anche a suggerire la base della quarta parete, quella immaginaria che separa il palco dal pubblico. Il debito verso la tradizione dei pupi è manifesto quando i cinque defunti prendono spada e scudo e duellano, mimando le marionette che nella tradizione rappresentavano Carlo Magno e i suoi paladini. L’immagine della marionetta prende di nuovo corpo quando si assiste al trapasso di alcuni dei protagonisti, come quello di Maria. È suo, infatti, il funerale che si celebra e che riunisce la famiglia Macaluso.

Lo spettacolo, pur avendo una struttura complessa, è perfettamente equilibrato e coinvolgente. Lo dimostrano i lunghi applausi che accolgono gli attori e i ballerini quando si mettono in riga a fine rappresentazione.

Le sorelle Macaluso

Scritto e diretto da Emma Dante; con: Serena Barone, Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Italia Carroccio, Davide Celona, Marcella Colaianni, Alessandra Fazzino, Daniela Macaluso, Leonarda Saffi, Stephanie Taillandier; Luci: Cristian Zucaro; Armature: Gaetano Lo Monaco Celano; Organizzazione: Daniela Gusmano; Produzione Teatro Stabile di Napoli, Théâtre National – Bruxelles, Festival d’Avignon, Folkteatern – Göteborg; In collaborazione con Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale.

Simona Negrelli

Visto al Teatro Auditorium dell’Università della Calabria, nell’ambito della stagione curata da Fabio Vincenzi

Foto di scena di Pietro Scarcello

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