I figli da laboratorio come Pinocchio nella favola di Granata

Non c’è niente di più complicato delle relazioni umane, l’ampio spettro delle emozioni entra in gioco con tutte le sue sfumature e hai voglia a razionalizzare, venirne a capo è sempre un’impresa. Accade ancor di più nel rapporto tra genitori e figli, “come fai sbagli”, per dirla col titolo di una serie tv italiana. “Geppetto e Geppetto” parte da questa complessità, dall’umana fallibilità, per raccontare la storia di due padri e un figlio, un Pinocchio contemporaneo. Lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Tindaro Granata, è andato in scena in anteprima nazionale al festival Primavera dei teatri di Castrovillari (Cs), dedicato ai nuovi linguaggi della scena contemporanea.

pinocchio granata

Una scena dello spettacolo (Foto di Angelo Maggio)

L’autore siciliano ha buttato giù il testo dopo aver intervistato la gente per strada, dando spazio a più punti di vista su un tema di scottante attualità come l’utero in affitto e forma a un lavoro a metà tra il teatro documentario (nella drammaturgia vengono lasciate intatte persino alcune sgrammaticature) e la fiction. Ma l’operazione forse più interessante è l’aver offerto a un problema sociale controverso un parallelismo letterario, quello col Pinocchio di Collodi, il burattino costruito da un falegname per sanare la propria solitudine. Una similitudine che, seppure solo sfiorata, insieme alla pluralità di opinioni consente di affrontare la questione, la si chiami maternità surrogata o utero in affitto, senza sovrapposizioni ideologiche. Il testo non prende una posizione, offre spunti di riflessione. E condensa in un’ora e venti di spettacolo oltre trent’anni di vita dei personaggi. Mentre la regia propende per scelte in stile cinematografico: alcune scene sono “in soggettiva”, i protagonisti si rivolgono a un personaggio che non si vede guardando in platea.

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Foto di Angelo Maggio

Tutto comincia quando una coppia di uomini, Tony (Paolo Li Volsi) e Luca (Granata) decidono di avere un figlio, nonostante gli iniziali dubbi e il disappunto dei familiari. Poi il bambino arriva e tutte le perplessità sembrano dissolversi. Un bambino è solo un bambino. Questo novello Pinocchio, questo figlio “costruito” da due Geppetto, si chiama Matteo (Angelo Di Genio) e la sua infanzia scorre tranquilla e serena fino alla morte di Tony, il genitore biologico, e alla perdita di ogni sicurezza, visto che il genitore superstite per la legge italiana non ha diritti sul figlio del coniuge. Con la seconda progressione temporale troviamo un Matteo ventenne decisamente arrabbiato e ostile verso il padre (ma chi non ha provato risentimento verso i genitori a quell’età?). Al terzo salto di tempo Matteo è ormai un uomo e trova finalmente la forza di riconciliarsi con Luca. Si parte, quindi, da un concepimento fuori dall’ordinario per arrivare a comuni dinamiche tra genitori e figli: la serenità dell’infanzia, la ribellione giovanile, il ricongiungimento nella maturità. Il tutto calato in una serie di difficili rapporti collaterali: con la nonna, con la zia, con la maestra e i compagni di scuola, con gli amici. Sul palco, insieme ai protagonisti, anche Alessia Bellotto, Carlo Guasconi, Lucia Rea, Roberta Rosignoli. Tutti bravi gli attori di questo spettacolo, coprodotto da Teatro Stabile di Genova, Festival delle Colline Torinesi e Proxima Res.

La scena è essenziale (l’allestimento è di Margherita Baldoni), c’è solo un tavolo con delle sedie che, come spiegano le didascalie cartacee appiccicate su come dei grandi post it, in stile brechtiano, a volte funge da cucina, a volte da centro per la procreazione artificiale, a volte da scuola. E ancora, Francesca Porrini è assistente alla regia, Micaela Sapienza ai movimenti di scena, mentre luci e suoni sono di Cristiano Cramerotti.

Simona Negrelli

Un pensiero su “I figli da laboratorio come Pinocchio nella favola di Granata

  1. Ottima recensione, meritava di essere visto per il tema, specie dopo il caso Vendola che mi ha fatto tanto adirare. Non perché sia gay, non me ne importa, sarei stato favorevole se lui fosse andato in un orfanotrofio e avesse chiesto l’adozione di un bambino esistente. Ma il fatto che tu compri con il denaro un figlio, e anche rendi schiava una donna per 9 mesi, questo è veramente inaccettabile, ancora più se sei stato un esponente di rilievo di un partito come Rifondazione, non certo favorevole alla mercificazione di ogni aspetto della vita.

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