Rak e Sansone: “La nostra Cenerentola una piccola magia”

Intervista ad Alessando Rak e Dario Sansone, due dei registi del film d’animazione del momento. “Abbiamo una nuova idea su un morto che parla”

Gatta Cenerentola è una sfida vinta. Alessandro Rak, uno dei quattro registi, la sintetizza così: “L’animazione è vista come qualcosa per bambini, noi invece vogliamo indirizzarla verso contenuti più tosti, per adulti”. E ancora: “Per realizzare questo film abbiamo superato mille difficoltà. Ci dicevano che per fare un cartone dovevamo andarcene non solo da Napoli ma proprio dall’Italia”. E invece. Rak ha condiviso fatiche e soddisfazioni del proprio lavoro col pubblico di Cosenza. Lui e Dario Sansone, altro regista, hanno ricevuto il premio Andrea Pazienza all’interno del festival del fumetto Le strade del paesaggio. Hanno anche incontrato gli spettatori al cinema San Nicola, prima della proiezione del film. Un evento organizzato dalla Primavera del cinema italiano. Poi ci siamo fatti una chiacchierata.

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Da sinistra: Sansone, Scornaienchi (direttore Le strade del paesaggio), Rak, Salamina (giornalista), Citrigno (presidente Film Commission Calabria)

Guardando il film ho avuto l’impressione che la vera Cenerentola fosse Napoli. Ma potrebbe essere una qualunque città italiana.

Rak: “Essendo nel centro del film un personaggio femminile ma anche una questione di carattere sociale, sia la ragazza che la città sono in balia delle stesse cose, le loro sorti sono legate. Quindi potremmo dire che metaforicamente Cenerentola è Napoli. Sperando che questa cosa rappresenti un concetto più ampio di persona e di città”.

Il messaggio sociale che ho colto è un invito al senso di responsabilità individuale e collettivo, visto che ogni scelta personale ha delle conseguenze non solo su stessi ma anche sugli altri.

Sansone: “È un film che racconta delle possibilità, ha un finale aperto. È bello mettere delle chiavi in mano alle persone per dare delle possibili interpretazioni. Il nostro intento era quello di raccontare delle facce chiare e scure che nella nostra città sono molto evidenti”.

Secondo voi qual è la responsabilità di un artista e vostra come artisti?

Rak: “Credo che si possa essere artisti in tanti modi, sia in modo assolutamente irresponsabile che sentendosi la responsabilità di un Cristo addosso. Essere artisti significa trovare la propria strada di espressione e comunicazione e questa può venir fuori da un aspetto più naif, in cui non c’è una questione di responsabilità ma un istinto creativo fortissimo, magari sregolato, così come ci può essere un messaggio stratificato dove ci sono sia elementi di coscienza che di incoscienza, oppure ci può essere un tipo di linguaggio molto strutturato, molto esatto, però a quel punto diventa quasi più scientifico che artistico”.

Sansone: “La mia idea di arte è invece la ricerca di qualcosa di vero e di onesto nel momento in cui si va a raccontare qualcosa ma non la vedo proprio come responsabilità, la vedo più come una ricerca che dal personale arriva al collettivo, come uno scambio”.

La tecnologia nel film ha un ruolo molto positivo: produce cose meravigliose e aiuta in qualche modo i personaggi. Anche per Rak e Sansone la tecnologia è solo supporto, opportunità e non minaccia?

Rak: “La tecnologia nel film è la sostituzione del senso del magico presente nella fiaba. È una tecnologia di cui si sono perse le redini, non ha più un controllo, non ha più il suo creatore. Cosa sono la tecnologia e le ambizioni scientifiche dell’uomo quando l’uomo non le controlla più forse sono qualcosa di magico, su cui investigare, qualcosa di misterioso”.

Sansone: “Così come nella lavorazione del film lo strumento tecnologico usato per realizzarlo è stato in qualche modo una magia anche per noi. Abbiamo utilizzato un software open source, Blender, ed è la prima volta che è stato usato per realizzare un lungometraggio e il modo in cui è riuscito a stupirci nell’utilizzo che abbiamo sperimentato è una piccola magia”.

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Un’immagine dal trailer del film

Rak e Sansone, c’è stato un artista che vi ha ispirato a tal punto che, di fronte alla sua opera, avete pensato “questo voglio fare nella vita”?

Rak: “Negli anni Ottanta sono arrivati tutti gli anime giapponesi che sono stati formativi per tutti gli appassionati di animazione e tra i tanti c’erano pure quelli di Miyazaki, che aveva lavorato per Lupin. Quelli hanno lasciato davvero un segno”

Sansone:Miyazaki aveva lavorato anche per Conan ragazzo del futuro, una serie piena di umanità”

Rak: “Poi chiaramente ci sono i film della Disney. Robin Hood è un capolavoro”.

Sansone: “Anche La spada nella roccia”.

State lavorando a un nuovo progetto?

Rak: “Siamo in fase di scrittura, anche se cambiamo continuamente idea. È la storia di un morto che parla”.

Intanto, Gatta Cenerentola, nato all’interno della Mad Entertainment di Luciano Stella e Maria Carolina Terzi, è stato inserito nella lista dei 14 da cui l’Anica individuerà l’opera italiana da candidare all’Oscar nella categoria “Miglior lungometraggio in lingua straniera”. La notizia ufficiale si conoscerà il 26 settembre, nel frattempo continua il successo al botteghino del film.

Simona Negrelli

 

 

 

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