Germano e il viaggio al termine delle note

Il capolavoro di Céline portato al teatro Rendano di Cosenza dall’attore e da Teardo è un percorso sonoro nel lato oscuro dell’anima

Cosa resta di Viaggio al termine della notte? O, meglio, cosa diventa? Un viaggio sonoro, un viaggio al termine delle note. E non poteva che essere così. Un testo eminentemente letterario come quello di Céline (io l’ho apprezzato nella bella traduzione di Ferrero), dotato di una sua musicalità, a teatro si trasforma in una lettura-concerto. Il lavoro di Elio Germano e Teho Teardo traduce quel ritmo ellittico, incalzante di iperboli ed espressioni gergali in una sinfonia di voci e suoni. Ne rimane intatta la cupezza, espressa in dissonanze e toni bassi.

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Elio Germano (foto di Roberta Camili)

Germano suona parole

Lo spettacolo, andato in scena in versione rinnovata al teatro Rendano di Cosenza, per la rassegna Altro Teatro, è un concerto di voci o una drammaturgia di note. Germano “suona” parole tratte dal romanzo, considerato uno dei capisaldi della letteratura del Novecento. Le legge, seduto allo scrittoio, come fosse lo scrittore stesso. E lo fa usando due microfoni diversi, ad alterarne e distorcerne il suono. Parole e frasi in cui emergono un senso di divertita (a volte compiaciuta) disperazione e un nichilismo ironico che squarciano il velo sulle miserie umane.

Le musiche ipnotiche di Teardo

Il filo della narrazione si disperde. Non seguiamo il protagonista Bardamu arruolarsi nell’esercito francese per combattere durante la prima guerra mondiale, poi partecipare alla campagna di colonizzazione in Africa, trasferirsi negli Stati Uniti e ritornare a Parigi, per lavorare come medico. Le sue vicende si dissolvono in una partitura musicale, composta da Teho Teardo, autore di musiche ipnotiche, quelle della chitarra, dei live elettronici e degli archi sul palco.

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Teho Teardo (foto di Roberta Camili)

Il potere della suggestione

Questo Viaggio al termine della notte è più di una lettura con accompagnamento musicale. È un perfetto amalgama in cui le parole interpretate da Germano sono ricondotte alla propria originaria sonorità e, insieme alle note, esercitano il loro potere suggestivo. È una discesa agli inferi, un itinerario nel lato oscuro dell’anima, in cui non si salva nulla, nemmeno l’amore, “l’infinito abbassato al livello dei barboncini”. Così che gli umani sono condannati a restare soli (“dovremmo sapere perché ci ostiniamo a non guarire dalla solitudine”).

Viaggio ad occhi chiusi

Insomma, un viaggio immaginario, fittizio, come scrive lo stesso Céline nell’introduzione al romanzo. Germano e Teardo, seguendo questa indicazione dello scrittore, costruiscono un viaggio da compiere ad occhi chiusi, seguendo le tracce di un’emozione più che il filo di una narrazione. Un viaggio “dall’altra parte della vita”.

Simona Negrelli

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