Lanera, performer da favola (crudele)

Grande prova dell’attrice (anche regista e autrice) che in Black’s Tales Tour dà voce ai propri/nostri incubi. Primo spettacolo della stagione del More

Dormire male è forse peggio di non dormire affatto. Per quell’angosciosa sospensione tra sonno e veglia, in cui gli incubi sono tuttavia lucidi nella loro assoluta incoerenza. Questa specie di limbo esistenziale ben si adatta allo spietato universo fiabesco disegnato da Licia Lanera nel suo Black’s Tales Tour, in cui l’attrice/autrice/regista di Fibre Parallele invita il pubblico ad accompagnarla nella sua insonnia. Mentre il racconto è scandito da ritmi techno, quasi fosse un rave party. Perché è ibrida la forma dello spettacolo che ha aperto la stagione del More, rassegna curata da Scena Verticale al teatro Morelli di Cosenza.

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Licia Lanera

Una performance vocale

A metà tra monologo e performance, la narrazione è incentrata sulla voce, a volte così scarnificata ed essenziale da diventare puro suono. Una scelta coerente col contenuto del racconto, cinque fiabe classiche che, molto prima di essere trascritte dai fratelli Grimm e riscritte da Andersen, furono tramandate per secoli dalla tradizione orale. La performance vocale di Lanera restituisce a Cenerentola, Biancaneve, La sirenetta, La regina delle nevi e Scarpette rosse tutta la loro crudeltà, quella rimossa o edulcorata dall’operazione rassicurante della Disney. Una crudeltà a volte reinventata e adattata agli incubi personali.

La crudeltà delle fiabe

Così, il padre di Cenerentola è complice delle cattiverie di matrigna e sorellastre, donne tanto avide da mozzarsi parti del piede pur di calzare la scarpetta che consentirà loro di sposare il principe. Quello amato da Ariel, invece, sposa un’altra e la protagonista, dopo averlo salvato da un naufragio, muore. Mentre la piccola Karen è così vanitosa da non riuscire a smettere di pensare alle sue bellissime scarpette rosse. L’ossessione prende il sopravvento, le scarpette non si levano più e costringono la bimba a una danza perpetua. Solo l’amputazione dei piedi le restituirà la libertà.

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Ritorno all’archetipo

È il ritorno all’archetipo fiabesco, ad un universo ancestrale dominato dalla ferocia, in cui la lotta tra bene e male è una fonte inesauribile di azioni e immagini, scontro eterno tra forze e spinte, anche interiori, in cui spesso il bene non riceve ricompensa, né il male condanna. All’essenza del contenuto corrisponde un’essenza formale. La performance di Lanera trova la sua misura drammaturgica nella voce che si fa suono e nell’azione che diventa gesto. Il tutto sostenuto dalla narrazione, che permette anche agli spettatori meno avvezzi al teatro contemporaneo di immedesimarsi.

Le doti di Lanera

Le doti attoriali e performative di Lanera, premio Ubu 2014, fanno il resto. La sua grande capacità di interpretare una serie di personaggi solo modulando la voce, di sintetizzare con un gesto un’azione scenica, stemperando la perfidia nell’ironia. È così che le protagoniste delle fiabe diventano ragazze nevrotiche e i principi degli irrisolti inconcludenti. Mentre i simboli evocati sono incubi ad occhi aperti, immagini di un inconscio collettivo, direbbe Jung, che resistono al tempo e allo spazio. Non stupisce, allora, che la voce narrante prenda corpo e sembianze di una performer in tuta di latex e stivaloni, che si muove accompagnata dalla musica elettronica, immersa in una nuvola di fumo. Perché non c’è incubo peggiore di una notte senza sonno, che sia anche eterna.

Simona Negrelli

(foto di Angelo Maggio)

The Black’s Tales Tour

di Licia Lanera

sound design Tommaso Qzerty Danisi

luci Martin Palma

scene Giorgio Calabrese

costumi Sara Cantarone

consulenza artistica Roberta Nicolai

organizzazione Antonella Dipierro

regista assistente Danilo Giuva

regia Licia Lanera

Produzione Fibre Parallele, coproduzione CO&MA Soc. Coop. Costing & Management

con il sostegno di Residenza IDRA e Teatro AKROPOLIS

 

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