Mazzotta e le superstizioni, una liturgia (laica) del teatro

Peppino Mazzotta, alias Fazio, ha una mania: rispettare le scaramanzie del palcoscenico. Intanto prepara il nuovo spettacolo su Zangara, mentre in tv farà il commissario e al cinema l’esattore

Se il copione casca a terra, lo raccoglie solo dopo averlo sbattuto tre volte nel punto in cui è caduto. Se qualcuno fischietta durante le prove di uno spettacolo, lui lo riprende subito. “Perché i fischi portano fischi”. Lo stesso trattamento riserva al malcapitato che dovesse indossare qualcosa di viola, ignorando (o non curandosi) che è il colore massimamente temuto da chi è legato a certe scaramanzie teatrali come Peppino Mazzotta. “Se c’è una mania che ho, è questa”. Rispettare sempre le superstizioni del palcoscenico. Lui, conosciuto da tutta Italia come l’ispettore Fazio, il braccio destro del Montalbano televisivo.Peppino Mazzotta 1

Le fissazioni di Fazio

Un personaggio, quello che gli ha regalato la notorietà, un po’ “fissato” anche lui, ma con le ricerche anagrafiche, tanto che negli episodi più recenti arriva ad anticipare le richieste del capo, interpretato da Zingaretti.

La passione per il teatro

Quando l’attore di Domanico, in provincia di Cosenza, non veste i panni dell’affidabile e metodico collaboratore, o di altri personaggi televisivi (l’ultimo ruolo importante è stato quello di Bruno Corona, spietato ‘ndranghetista nella mini serie Solo, andata in onda su Canale 5) e cinematografici (nel ruolo di Rocco in Anime nere ha conquistato una candidatura ai David di Donatello come migliore attore), ha un cuore che batte per il teatro. È sulle tavole del palcoscenico che prende vita ogni sfumatura delle doti interpretative di Peppino Mazzotta. Ed è lì che abitano anche le sue piccole fissazioni, vissute quasi come un’eredità ancestrale di cui prendersi cura.

Vade retro, viola

“Il viola è il colore legato ai paramenti sacri e al periodo di Quaresima, quello in cui, anticamente, le rappresentazioni teatrali erano vietate e gli attori girovaghi, quindi, in quei giorni facevano la fame”. È anche un colore legato al lutto, richiama alla memoria tutto ciò che è funesto e anche se fosse il vostro colore preferito (come lo è per me), badate che a teatro è vietatissimo. “Magari è suggestione, però è capitato che un collega avesse le calze viola e poi un riflettore non si è acceso, o un attore si è scordato le battute”.Peppino Mazzotta 2

Quasi una fede

Per Mazzotta,  45 anni, non è tanto un’adesione superficiale ad arcaiche superstizioni, è una specie di ostinazione spirituale, quasi una fede. “Non ci credo perché penso davvero che certe cose portino sfortuna, ci credo perché penso che conservare certe ritualità faccia bene al teatro, soprattutto adesso che non abbiamo nessun approccio rituale a niente”. Mazzotta intende la vita, così come la scena, come uno scambio di energie. “Se è vero che esiste un inconscio collettivo, questo è fatto di tutti i riti che si sono stratificati nei secoli, quindi tutto ci influenza, può trasmettere energie positive o negative. In questo senso i rituali vale la pena conservarli”.

I tempi giusti

Una sorta di alchimia, che tra palco e platea avviene quando, oltre ai riti, si rispettano i tempi. “A teatro c’è una dimensione fisiologica che non si può non considerare. Ad esempio, se io faccio una torta e la metto in forno, dove deve stare 20 minuti e io la tiro fuori dopo 8, la torta non è pronta. La stessa cosa avviene per il teatro, ha dei tempi che non puoi forzare, almeno se vuoi creare quella comunicazione profonda col pubblico, che è una cosa un po’ misteriosa”.

La necessità della catarsi

Ogni mistero ha i propri riti e in questa sorta di laica celebrazione teatrale anche le superstizioni, secondo Mazzotta, hanno il proprio ruolo. Sebbene il teatro stia progressivamente perdendo questo aspetto liturgico, in favore di una visione meramente produttiva. “Ma se il teatro lo prendi come prodotto di consumo, lo hai snaturato. Se il pubblico si sente solo consumatore di qualcosa, non sente più il dovere di essere attivo, che è la condizione per cui, assecondando le suggestioni prodotte dagli attori, avviene la catarsi”. Quella purificazione dalle passioni che, secondo Aristotele, la tragedia induceva negli spettatori.Peppino Mazzotta 3

Il sale grosso

La mania di Peppino Mazzotta, alla fine, è una forma del profondo rispetto che nutre per il proprio mestiere. “Angelo Curti, il produttore e manager di Toni Servillo, è molto più fissato di me. Prima del debutto, veniva con due chili di sale grosso e faceva delle montagnelle ai quattro lati del palcoscenico. Poi te ne dava un chicco in mano e tu dovevi mettertelo in bocca”.

L’esperienza con Servillo

Coi Teatri Uniti, Mazzotta ha lavorato diversi anni fa, interpretando il ruolo di Tartufo nella commedia omonima di Moliere, diretta dallo stesso Servillo. “Io ho una difesa d’ufficio per le cose che fa Toni perché è uno dei pochi che, quando fa teatro, sa che ci vuole un impegno, sa che ci vuole un coinvolgimento e si prende il tempo necessario e le sue cose sono magiche perché senti che accade qualcosa. Questo è importante perché, sennò, a che serve il teatro? Ci si limita a fare i commercialisti del palcoscenico”.

La formazione di Mazzotta

Mazzotta nei teatri si è formato, il palcoscenico l’ha vissuto. Prima l’Accademia di arte drammatica di Palmi, che ha frequentato solo per due anni, perché ha ottenuto subito una parte ne Le memorie di Adriano di Giorgio Albertazzi; poi ne ha ottenuto un’altra in Molto rumore per nulla, diretto da Gigi Dall’Aglio. Quando si è trasferito a Napoli, dove vive tuttora, ha fondato il collettivo teatrale Rosso Tiziano insieme a cinque napoletani, tra cui il regista Francesco Saponaro.Peppino Mazzotta 4

Il lavoro con Suriano

Quando il collettivo si è sciolto, nel 2005 ha fondato la compagnia Teatri del Sud con Francesco Suriano, con cui ha realizzato un gioiellino come l’Arrobbafumu, terza parte della trilogia dedicata al soldato Rocco. Uno spettacolo in dialetto calabrese che in Italia ha faticato a essere distribuito ma che è stato rappresentato a Londra coi sovratitoli in inglese. Poi, con Radio Argo, da lui diretto e interpretato, scritto da Igor Esposito e prodotto dalla compagnia Rossosimona dell’amico Lindo Nudo, ha vinto il premio Annibale Ruccello.

Lo spettacolo su Zangara

Attualmente, Mazzotta ha iniziato le prove del suo nuovo spettacolo, da lui scritto, diretto e interpretato. Giuseppe Z è ispirato alla vicenda di Giuseppe Zangara, l’emigrante calabrese che tentò di uccidere il presidente degli Stati Uniti, Roosevelt. Ma non è una ricostruzione storica di una vicenda che ha diversi lati oscuri. Tempi e luoghi restano indefiniti, sospesi, “perché un testo drammaturgico deve essere un atto poetico”. Del resto, pur essendo una vicenda accaduta negli anni Trenta, è molto attuale, si presta ad un’immedesimazione il più possibile universale. “Ci sono i temi dell’immigrazione, del terrorismo, del razzismo nei confronti di chi è diverso, c’è il desiderio di un mondo più giusto e il disprezzo per il capitalismo, un modello di sviluppo che schiaccia la maggioranza degli individui per garantire i privilegi di una minoranza”.Peppino Mazzotta 5

Tanta merda

Lo spettacolo debutterà il 14 marzo (“se tutto va bene, incrociamo le dita”) al Teatro Mercadante di Napoli, che lo produce. Quindi bando al viola, non fischiamo e auguriamogli tanta merda. Che, anticamente, era segno del gradimento del pubblico: più i cavalli che trainavano le carrozze restavano in attesa davanti ai teatri – facendone tanta – più gli spettatori avevano apprezzato lo spettacolo, restando fino alla fine e oltre, in caso di ovazione.

Il ritorno di Montalbano

A marzo ci sarà anche il ritorno di Montalbano. Andranno in onda su Rai Uno, infatti, i due nuovi episodi della fiction diretta da Alberto Sironi e tratta dai romanzi di Camilleri. Il primo episodio è tratto dal libro “Un covo di vipere”, mentre il secondo è ispirato al racconto “Come voleva la prassi”. Da aprile a giugno, poi, Mazzotta girerà altri due episodi che usciranno nel 2018. Per quanto riguarda Solo, invece, si sta pensando ad una seconda serie. “Si girerà, credo, da fine agosto e uscirà, forse, in autunno 2018”.Peppino Mazzotta 6

Il commissario Gerardi

In cantiere ci sono altri due progetti, uno per la televisione e l’altro per il cinema. Mazzotta interpreterà il realmente esistito commissario di Nardò, in provincia di Lecce, Rocco Gerardi (che, tra l’altro, ha lavorato anche a Crotone, Reggio Calabria e Gioia Tauro), in un film per la tv diretto dal reggino Fabio Mollo e dedicato alla figura di Renata Fonte, assessore celebre per le sue battaglie ambientaliste, assassinata nel 1984. Le riprese del film, prodotto da Taodue per Mediaset e che andrà in onda in primavera, sono iniziate da poco proprio a Nardò.

Rimetti a Mazzotta i nostri debiti

Nel film di Morabito, Rimetti a noi i nostri debiti, con Santamaria e Giallini, Peppino Mazzotta sarà, invece, “un essere malefico e un po’ kafkiano”, il capo di una società di recupero crediti, con metodi di riscossione poco ortodossi. Il personaggio di Santamaria, invece, affogato dai debiti, decide di pagarli lavorando per i propri creditori e verrà “istruito” da Giallini.

Simona Negrelli

foto di Massimiliano Palumbo

 

 

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