MDLSX, inno alla libertà e all’identità fluida

La performance dei Motus con Silvia Calderoni è un viaggio oltre i confini di ciò che è considerato normale. MDLSX è andato in scena per il Progetto More

È un manifesto della diversità, del diritto ad un’identità che travalichi categorie e definizioni. Un viaggio oltre i confini di ciò che è considerato “normale”, per attraversare la molteplicità di ogni individuo. MDLSX è questo e anche di più, perché alla forza politica della performance targata Motus, aggiunge il lirismo e il pathos della confessione. Sul palco Silvia Calderoni si mette a nudo, non solo fisicamente, e dà in pasto al pubblico brandelli di vita vissuta, esperienze segnanti, dolori sublimati e alleggeriti dall’arte.

MDLSX

Come un gioco di specchi

La forma di MDLSX è quella di un dj/vj set, in cui l’attrice, spesso di spalle, seleziona da una consolle in fondo alla scena una play list musicale, si inquadra in una videocamera, spesso sovrapponendosi alle immagini di un proiettore (vecchi filmini di famiglia e spezzoni di lavori mai utilizzati), in una stratificazione e moltiplicazione di presenza scenica e immagini video, come in un gioco di specchi. Il testo è un insieme di parti autobiografiche (Calderoni è autrice della drammaturgia insieme a Daniela Nicolò, che firma anche la regia insieme a Enrico Casagrande) e brani tratti dal libro “Middlesex” di Jeffrey Eugenides e da autori queer (Butler, Haraway, Preciado, Pasolini). In una specie di mosaico in cui le tessere sembrano schegge di vetro, non una composizione ma un’incisione.

Un’identità fluida

MDLSX affronta il tema dell’identità di genere, una costruzione culturale rigida, prestabilita, coincidente coi ruoli imposti dalla società, dalla religione, dalla politica. Una costruzione culturale spacciata per naturale, che cela al suo interno fluidità, mutevolezza, ibridazione. Come eminentemente ibrida è la natura dell’ermafrodito, considerato dalla scienza non una delle possibilità ma un errore da correggere.

MDLSX 2

Siamo fatti di molte parti

L’identità di genere e la biografia di Calderoni sono solo il punto di partenza. Il discorso si amplia all’identità in genere, all’appartenenza, che presuppone di solito una chiusura, una divisione, un noi distinto da un loro. Insomma, un’esclusione. Non solo di chi non possiede le caratteristiche proprie del gruppo, ma anche di pezzi di sé. “Siamo fatti di molte parti”, dice Calderoni. Perché sacrificarne qualcuna pur di essere ammessi al club?

L’utopia di MDLSX

MDLSX in fin dei conti è un’utopia, nel senso etimologico del termine. Un luogo che non c’è ancora, di cui il corpo di Calderoni è il manifesto. La sua fisicità è il fulcro dell’azione teatrale e politica. Intorno a questo corpo androgino, atletico e sensuale, che continuamente si veste, si spoglia e si traveste, si muovono la musica, le immagini, le parole, i giochi di luce fluorescente, l’odore della lacca che l’attrice/performer si spruzza sui capelli e in aria, in una girandola multisensoriale che è un’esperienza immersiva, voyeuristica, commovente e liberatoria al tempo stesso. È fluida anche la struttura scenica di MDLSX. Un vero inno alla libertà.

Simona Negrelli

(le foto sono di Angelo Maggio)

 

MOTUS
MDLSX

visto al Teatro Morelli di Cosenza

nell’ambito del Progetto More curato da Scena Verticale

con Silvia Calderoni
regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
drammaturgia Daniela Nicolò e Silvia Calderoni
suoni Enrico Casagrande
in collaborazione con Paolo Panella e Damiano Bagli
luce e video Alessio Spirli
produzione Elisa Bartolucci e Valentina Zangari
distribuzione estera Lisa Gilardino
produzione Motus 2015
in collaborazione con La Villette – Résidence d’artistes 2015 Parigi, Create to Connect (EU project) Bunker/ Mladi Levi Festival Lubiana, Santarcangelo 2015 Festival Internazionale del Teatro in Piazza, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, MARCHE TEATRO
con il sostegno di MiBACT, Regione Emilia Romagna

 

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