Nekrosius, Kafka e l’ostinata dedizione dell’artista

L’ultimo spettacolo di Nekrosius, Un digiunatore, è andato in scena in esclusiva nazionale al Teatro Auditorium dell’Unical

Cos’è dunque l’arte? Qualcosa che difficilmente si può spiegare, insegnare o apprendere, ma la si può vivere e sentire. In un processo emozionale che a quella domanda restituisce una risposta indefinita, che lasci intatta una certa dose di mistero. Come quando ci si interroga sul senso della vita o sulla natura dell’amore. Intorno al significato sempre un poco enigmatico dell’arte e alla figura dell’artista, ruota il nuovo spettacolo di Eimuntas Nekrosius, Un digiunatore, da una raccolta di racconti di Franz Kafka.nekrosius

L’arte si vive, non si spiega

E quando tre attori della compagnia Meno Fortas tentano di illustrare al pubblico le caratteristiche dello stomaco del digiunatore (in questo caso, digiunatrice, la bravissima Viktorija Kuodyté) e quindi il segreto della sua arte, lei prende le sagome dello stomaco esibite dai tre e le getta via. Al pubblico non resta che lasciarsi andare all’universo simbolico e onirico disegnato dal regista lituano, che dà corpo e voce alle metafore esistenziali kafkiane. In questo spettacolo, che ha debuttato lo scorso anno al Festival di Spoleto, e ora è approdato in esclusiva nazionale, insieme al Teatro Bellini di Napoli, al Teatro Auditorium dell’Università della Calabria, Nekrosius utilizza il testo del racconto che dà il titolo alla raccolta, Un artista del digiuno, dando vita a una serie di immagini e azioni sceniche suggerite anche dagli altri tre racconti, tutti incentrati sulla figura dell’artista.

Lo spettacolo come una cena

Un fondale dipinto ritrae l’ingresso di un appartamento e due lavagnette ai lati della scena avvertono che il menu del giorno è un digiuno e quanto questo durerà. Perché uno spettacolo è un po’ come un pasto preparato per un pubblico che si accomoda alla tavola imbandita da regista e attori. “La cena è pronta”, annuncia infatti la protagonista, intonando e interpretando la battuta ogni volta in modo diverso, ad avvertire il pubblico che lei è l’attrice del pasto-spettacolo che si sta per offrire, svelando il meccanismo di teatro nel teatro. Il pasto è alquanto insolito, essendo il protagonista un digiunatore, come insolita è la sua arte, immaginata da Kafka come uno spettacolo un tempo molto in voga, poi derubricato a numero da circo.

Circo ed oggetti nell’arte di Nekrosius

Ed elementi dell’arte circense sono spesso presenti negli spettacoli di Nekrosius, in cui gli oggetti vivono spesso una vita autonoma, caricandosi di simbolismo e diventando a loro volta personaggi. Lo si vede, ad esempio, col portavivande metallico che, con l’aiuto di tre scale, si trasforma in un’impalcatura che assomiglia tanto a un animale, quando uno degli attori lo cavalca.

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(foto di Pietro Scarcello)

La necessità di un pubblico

Insolita per quanto sia l’arte del digiunatore, lui vive le angosce proprie di ogni artista: la frustrazione di non essere capito come vorrebbe dagli spettatori e la necessità, comunque, di un riconoscimento pubblico (la protagonista, infatti, custodisce amorevolmente tutti i diplomi conquistati con la sua arte). Anche perché il pubblico non è solo un mero destinatario ma partecipa all’opera d’arte. Lo si vede quando i tre attori diretti da Nekrosius (Vygandas Vadeisa, Vaidas Vilius, Genadij Virkovskij) nelle vesti di guardiani (dovevano controllare che il digiunatore non assumesse cibo, probabilmente per Kafka metafora della figura del critico) e impresario del digiunatore, a volte si siedono sul proscenio dando le spalle al pubblico, come fossero essi stessi spettatori.

La mimica degli attori

E il pubblico, in questo spettacolo di Nekrosius, è catturato unicamente dalla sua dimensione visuale, visto che gli attori recitano in lituano e il testo italiano appare su uno schermo in forma di sopratitoli. Gli aspetti mimici della recitazione sono fondamentali. Così, basta srotolare una larga striscia di tessuto bianco, in cui è stata ritagliata una finestrella, per rappresentare il treno che porterà il digiunatore in tournée e basta tenere sopra le teste, mentre si sta seduti, la targa gialla con la scritta taxi, per simulare un viaggio in auto.

Il digiunatore e il teatro

Ma il destino del digiunatore è segnato, l’interesse verso la sua arte è in declino, proprio come nei giorni nostri lo è quello verso l’arte teatrale. Ma il digiunatore non può che continuare ostinatamente ad assecondare la propria inclinazione. Il suo digiuno, del resto, è la cosa che più di tutte gli viene naturale (“Io devo digiunare, non posso fare altrimenti. Perché non sono riuscito a trovare cibo che mi piaccia”). A un livello più profondo, il digiuno è un astenersi da tutto ciò che nella vita non è funzionale alla propria arte, una forma di dedizione assoluta. Così come il pubblico dimostra, in un determinato momento, devozione verso l’artista, “nutrendosi” in qualche modo di lui. Perché se pure il pubblico non sa esattamente definire un’opera d’arte, la riconosce quando dentro vi trova la vita.

Simona Negrelli

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