Nudo e la dolcissima ossessione che viene da un altro pianeta

Parte una nuova sezione del blog: Manie. Quella di Lindo Nudo si chiama Piccolo principe: tre trasposizioni teatrali, una quarta in gestazione, una traduzione in calabrese e una collezione che parla tante lingue

La porta si apre su un ingresso tinteggiato color cielo al crepuscolo, le pareti costellate dalle illustrazioni che Saint-Exupery disegnò a corredo del Piccolo Principe. Si tratta di copie, naturalmente, ma il fatto di accogliere i visitatori così, con l’ometto dai capelli d’oro e la sciarpa al vento che ti scruta dalle cornici a vetro, come fossi il bizzarro abitante di qualche pianeta sconosciuto, è il primo sintomo dell’inclinazione esclusiva che Lindo Nudo nutre per uno dei personaggi più amati della storia della letteratura. Ognuno di noi ha le sue piccole fissazioni, le sue manie e il viaggio che tempodilettura.com intraprende tra quelle di artisti e personaggi dello spettacolo, per realizzarne un ritratto inedito, parte da qui, da una mania poetica e fanciullesca insieme.nudo

Intorno all’asteroide B 612

Dall’ingresso si passa nel salotto ed è allora che si ha l’impressione che la casa dell’attore e regista cosentino sia un satellite dell’asteroide B 612. Sulle pareti ci sono i poster delle trasposizioni teatrali che Nudo ha messo in scena sul bambino extraterrestre più famoso al mondo. Finora sono tre, uno spettacolo, la sua seconda versione e un recital, ma ce n’è una quarta in gestazione, che parte dal recital e ne fa un’operina, con voce narrante e orchestra, che debutterà al Teatro Auditorium dell’Unical in primavera.nudo-1

Una collezione che parla tante lingue

Poi, ancora, si vede l’almanacco, sui mobili i pupazzetti e il vassoietto e l’astuccio del Piccolo Principe. Nell’angolo vicino al balcone, ben illuminata dalla luce del sole, la vetrinetta che contiene la collezione di traduzioni (“sistemate seguendo una simmetria estetica”) del capolavoro di Saint-Exupery sull’amore e i sentimenti. La copia in guaranì, lingua parlata in Paraguay e altri Stati dell’America meridionale, quella in nizzardo, quella in malgascio, quella in coreano, quella in arabo. Ci sono persino le traduzioni in alcuni dialetti regionali d’Italia. Lu principeddhu gallurese, El Principin Piscinin milanese, O Prinçipin genovese. A queste si è da poco aggiunta la traduzione che Nudo ha realizzato in dialetto calabrese, anzi, in cosentino-rendese, ‘U Principicchiu. “Questa è la cosa di cui sono più orgoglioso, anche più degli spettacoli”.nudo-2

Vent’anni di teatro

Eppure lui è uno con vent’anni di teatro sulle spalle. Ha fondato la compagnia Rossosimona nel ’98, ha messo in scena una ventina di spettacoli come regista, con È il momento dell’amore ha vinto il Premio Scenario 2001, dal 2011 gestisce il Piccolo Teatro dell’Unical (dal 2012 con un progetto di residenza teatrale) e ha prodotto, tra gli altri, due spettacoli di uno straordinario attore come Peppino Mazzotta, il Fazio del Montalbano televisivo: si tratta di Radio Argo (che ha ricevuto il Premio Annibale Ruccello) e Ombretta Calco. Mazzotta, tra l’altro, firma la prefazione della traduzione calabra del Piccolo Principe, edita da Rubbettino, con parole di grande stima per il lavoro dell’amico.nudo-3

Una nuova traduzione

“Mi sono documentato molto per realizzare questa traduzione, ho cercato di approcciarmi in maniera scientifica – spiega Nudo – utilizzando i dizionari sul dialetto calabrese di Accattatis e Rohlfs e cercando anche delle collaborazioni, come quelle con Pierluigi Grottola e Luciana De Rose. Non ho utilizzato parole desuete e arcaiche, ma il dialetto che io parlavo a casa mia. È un’eredità molto forte, tanto che, quando ho iniziato l’università, avevo una proprietà di linguaggio limitata proprio perché ero disabituato all’uso dell’italiano. E ancora oggi utilizzo il dialetto come filtro per cogliere l’essenza delle cose, la verità delle battute nei miei spettacoli”. Un lavoro certosino, durato tre anni. Come certosina è la dedizione alla collezione di traduzioni. Mazzotta nella prefazione scrive: “Lindo Nudo ha per la sua raccolta una cura maniacale”. Appunto.nudo-4

Come una fidanzata

“Ha trent’anni questa collezione, l’ho cominciata nell’89. Ormai per me è una fidanzata”. Ha lo sguardo sognante Nudo mentre lo racconta. “C’è una frase del poeta Vinicius De Moraes che dice ‘La vita, amico, è l’arte dell’incontro’ e l’incontro col Piccolo principe mi ha permesso di fare altri incontri, molto importanti”. Ogni copia custodita nella vetrinetta è la storia di un’amicizia. “Quando qualche amico o amica andava all’estero, chiedevo di portarmi una copia del libro in lingua originale. Per esempio, la copia in arabo me l’ha portata l’ex questore di Cosenza Raffaele Salerno dal suo viaggio in Israele, quella in coreano il cognato di un amico praticante buddista come me, che lavorava all’ambasciata coreana”.nudo-5

Per gioco e per passione

Tutto è cominciato come un gioco, fino a diventare una dolcissima ossessione. “Durante il servizio militare ho conosciuto una persona, un poeta. Lui mi ha fatto scoprire il Piccolo principe, ho avuto il privilegio di leggere il libro da adulto, mentre giocavo a fare la guerra”. L’amico poeta si chiama Mimmo Donato e negli anni a seguire ha collaborato con Nudo alla scrittura di alcuni spettacoli. La collezione è iniziata da una scommessa con lui, a chi ne trovava di più. “Io ho raggiunto le 50 traduzioni, ormai l’ho stracciato, però non è finita qui”. Perché di traduzioni del Piccolo principe ne esistono circa trecento, è il libro più tradotto dopo la Bibbia.nudo-6

Dal recital all’opera

Intanto, di ‘U Principicchiu sono già previste le ristampe e il ricavato andrà all’associazione La Terra di Piero e al suo progetto in Africa. “Mi piace pensare che il Piccolo principe torni nel posto in cui ha incontrato l’amico aviatore”. Mentre nella nuova versione della trasposizione teatrale, che parte dalla traduzione calabrese e dal recital ed ha lo stesso titolo, ci saranno sempre Lindo Nudo come voce narrante e il musicista Giuseppe Oliveto ma stavolta accompagnati da un’orchestra d’archi e fiati.

Simona Negrelli

foto di Massimiliano Palumbo

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