Il Padre d’Italia, essere genitori al di là degli stereotipi

Il Padre d’Italia di Fabio Mollo racconta con delicatezza omogenitorialità e maternità, fuori dai luoghi comuni. Con due attori di talento: Luca Marinelli e Isabella Ragonese

Ci vuole coraggio anche per sognare, se hai un dolore a opprimerti il cuore, se la realtà circostante è prodiga di brutture. Prima di cominciare il suo viaggio, Paolo è un uomo a metà, prigioniero delle proprie paure. Quelle comuni alla generazione dei trenta-quarantenni che nel nuovo film di Fabio Mollo, Il padre d’Italia, possono facilmente identificarsi. Anche Mia, la protagonista femminile, è una donna irrisolta. Senonché il loro incontro sarà per entrambi l’inizio di un percorso verso una nuova consapevolezza. I due impareranno a prendersi cura l’uno dell’altra e quindi ad amarsi, nel senso più autentico del termine.

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Luca Marinelli e Isabella Ragonese

Due attori in trasformazione

I protagonisti sono due attori talentuosi come Luca Marinelli e Isabella Ragonese, volti noti del cinema italiano d’autore, con grandi capacità di trasformazione. Il primo consacrato dal ruolo dello Zingaro in Lo chiamavano Jeeg Robot, la seconda lanciata da Nuovomondo di Crialese. Il regista e sceneggiatore reggino li ha voluti fortemente “perché desideravo realizzare una performance attoriale e caratterizzare i personaggi su di loro”, spiega durante l’anteprima nazionale del Padre d’Italia al cinema Modernissimo di Cosenza.

La Calabria protagonista del Padre d’Italia

Altre due anteprime sono in programma il 6 marzo a Lamezia (alle 19.30 al cinema Grandinetti) e l’8 a Reggio Calabria (alle 20 al cinema Aurora), mentre il film uscirà in sala il 9. Tre anteprime nella regione che entra prepotentemente nel racconto. Il viaggio fisico, oltre a quello interiore, che i due protagonisti compiono, avviene a bordo di un furgone per la consegna di mobili, percorrendo l’Italia intera, da Torino alla provincia di Reggio Calabria, dove viva la famiglia di Mia. Volti e paesaggi marini, pranzi di famiglia e case incompiute, hanno nelle inquadrature una consistenza tale da diventare quasi il terzo protagonista del Padre d’Italia, sostenuto dalla Calabria Film Commission.

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Una scena del film

Tra realismo e lirismo

Il racconto è sospeso tra dramma e commedia, le inquadrature oscillano tra lirismo e realismo. La macchina da presa diretta da Mollo, al suo secondo lungometraggio dopo Il Sud è niente, ama indugiare sui particolari dei corpi dei due attori, quasi a tentare di carpire il mistero che si cela dietro i protagonisti.

Una cantante ispirata alla Bertè e un gay orfano

“Due personaggi estremi ma comunque realistici, le loro storie sono vere, raccolte incontrando persone reali. Vengo da una scuola zavattiniana”, spiega il regista calabrese, candidato ai Nastri d’Argento per il documentario realizzato sul dietro le quinte della serie tv The young Pope di Sorrentino. Mia è una cantante senza casa, è incinta, ha una vita sregolata e ascolta Loredana Bertè. “Mi sono ispirato a lei per costruire il personaggio”, racconta Mollo, che ha girato qualche scena anche a Bagnara, paese nativo della cantante (che, pare, abbia storto il naso quando ha visto il film); Paolo è gay, oltre che orfano, e incapace di progettare una famiglia col compagno, che per questo lo ha lasciato. L’incontro fra i due protagonisti sarà rivelatore per entrambi: lui si rende conto di avere un insospettato istinto paterno, lei di non essere in grado di crescere un figlio.

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Fabio Mollo, Raffaella Salamina e Giuseppe Citrigno

L’amore senza etichette

Omogenitorialità e rifiuto della maternità, due temi molto controversi. “Ma non volevo fare un film di denuncia sociale, volevo raccontare l’amore universale, senza etichette. Volevo raccontare due esseri umani e la mia generazione in generale”. I temi sociali, comunque, sono presenti: la precarietà (più emotiva che lavorativa, in questo caso) e le adozioni. “Il tema dell’adozione mi è molto caro perché ho avuto un’esperienza in famiglia”. Fabio Mollo infatti, come ha raccontato a Vanity Fair, ha una sorella adottiva, che per anni è rimasta solo in affido, col timore costante di essere affidata ad un’altra famiglia. Mollo si è anche sposato all’estero col suo compagno e Il Padre d’Italia, pur non volendo, è una presa di posizione su un tema attualissimo. Che però viene trattato con estrema delicatezza, con una grazia tale che è impossibile urtare la sensibilità anche dei più conservatori.

Dal mare ai boschi

Nel film ritorna potente l’immagine del mare, stavolta rappresentato solo in superficie. Sempre a simboleggiare la vita, però, anche se non ci sono le inquadrature sottomarine de Il Sud è niente, quelle che ricordavano L’Atalante di Jean Vigo (sicuramente ne avrete apprezzato qualche sequenza nella sigla di Fuori orario). Il padre d’Italia è assolutamente da vedere, un film “che siamo orgogliosi di aver sostenuto”, dice Giuseppe Citrigno, presidente della Calabria Film Commission durante l’anteprima cosentina, moderata dalla giornalista Raffaella Salamina. Intanto, Fabio Mollo sta già scrivendo una nuova sceneggiatura, ambientata sempre in Calabria ma stavolta tra i boschi. Già scritturati due attori, calabresi anche loro: Peppino e Max Mazzotta.

Simona Negrelli

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