Pirandello può aiutarci a vivere meglio, ecco perché

Come imparare qualcosa dall’opera di Pirandello, in particolare da Uno, nessuno e centomila che la regista Pizzi ha adattato per il teatro ed Enrico Lo Verso ha interpretato

Ho avuto la fortuna di leggere Pirandello in fasi particolari della mia vita, quelle di passaggio, in cui alcune convinzioni del passato mi sono apparse per quelle che erano: illusioni. Pirandello mi ha accompagnato in questo delicatissimo percorso e pur affondando il colpo, mi ha aiutato. Dunque è proprio così, mi dicevo, questa è la vita. Che il premio Nobel siciliano non si stanca mai di scomporre, destabilizzando ogni fragile certezza. Uno, nessuno e centomila è la sua opera che più di tutte riesce in questa frantumazione. Il romanzo racchiude l’intera poetica di Pirandello e, vista la sua forma quasi monologante, si presta all’adattamento teatrale, come quello scritto e diretto da Alessandra Pizzi, interpretato da Enrico Lo Verso e andato in scena al Castello svevo di Cosenza.

pirandello - lo verso

Enrico Lo Verso

Io chi sono?

È bello scoprire come le grandi domande dell’esistenza (la prima fra tutte: io chi sono?) che si pone il protagonista, Vitangelo Moscarda, partano da constatazioni apparentemente irrilevanti, come un difetto del proprio naso. Perché il protagonista si accorge di avere centomila identità, una per ognuna delle persone che lo conoscono, quando la moglie Dida gli fa notare che il naso gli pende da un lato. Lui credeva di essere fatto in una certa maniera ma gli altri lo vedono “ciascuno a suo modo”. Da qui si dipana il percorso di autoanalisi e di riflessione sulla natura della/e identità. Un percorso che porterà il protagonista verso la pazzia e il rifiuto delle proprie origini familiari.

Pirandello sempre giovane

È sempre Lo Verso a dare voce anche ai personaggi comprimari, la moglie, gli amici. E lo spettacolo è appunto una partitura per voci e suoni, che segnano le fasi della nuova autocoscienza di Vitangelo/Gengè e sottolineano i primi accessi di follia. Il tutto avviene all’interno di una scenografia essenziale e di una regia asciutta che valorizza le doti attoriali di Lo Verso, già apprezzato in molti film di Amelio. Uno spettacolo godibile, messo in scena per i 150 anni dalla nascita di Pirandello che, a guardare bene, non è invecchiato per niente.

Contro le certezze assolute

Anzi, oggi più che mai lo si dovrebbe leggere e in abbondanza. Perché il relativismo che propone, cioè la consapevolezza che non esiste una verità oggettiva e assoluta ma ne esistono tante quante sono i punti di vista, è un antidoto alle certezze universali e immutabili di cui molti contemporanei si sentono portatori. E chissà che i vari fondamentalismi (religiosi, politici, culturali), con la loro intransigenza e le loro imposizioni, comincino a vacillare come certe illusioni.

Simona Negrelli

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