Soldini e il colore nascosto dell’ultimo film

Il nuovo film di Silvio Soldini, presentato fuori concorso a Venezia, suggerisce una vista altra. Ma poi lascia il pubblico al buio

E’ da ieri che cammino con lentezza, ispeziono gli oggetti con le mani, benedico i miei piedi e i miei occhi. E’ perché ho conosciuto Teo ed Emma, i personaggi de Il colore nascosto delle cose, ultimo lavoro di Silvio Soldini (del quale ho amato Le acrobate e Pani e tulipani), proiettato fuori concorso al Festival di Venezia e uscito nelle sale italiane l’8 settembre.

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Una scena del film

Un dialogo al buio

Teo ed Emma sono Adriano Giannini  – un attore che fa riaffiorare il fascino cinematografico made in Italy in via di estinzione  e Valeria Golino, così vera nel ruolo di non vedente da ricordare l’autistico Raymond Babbit, il Rain man di Dustin Hoffman, mitico film di Barry Levinson che, tra l’altro, la vede giovanissima nel cast (era il 1988).  Teo ed Emma si conoscono, si perdono e si ritrovano in una storia circolare, che si apre e si chiude in un “Dialogo nel buio”. Cosi’ si chiamano i percorsi sensoriali, nella completa oscurità, offerti a normodotati che vogliono vivere l’esperienza di una vista altra, guidati da un cieco (se volete sperimentare questo viaggio straordinario, è possibile farlo in diverse città italiane del centro-nord).

Il rosa prevale sul dramma

Un affascinante creativo pubblicitario, danneggiato negli affetti familiari e adesso dannoso per le donne e un’osteopata non vedente, separata, tenace e vitale. Questo il materiale umano su cui ha lavorato Soldini, un autore che passa dal documentario alla finzione con lo stesso tocco delicato e poetico. Ne Il colore nascosto delle cose l’incantamento della bellezza umana prevale sulla durezza della quotidianità al buio. Qualche spettatore, insomma, potrebbe uscire dalla sala pensando di aver visto un film d’amore, una storia più rosa che drammatica. E comunque è un film che ti resta addosso, con tutta la voce gracchiante della Golino, così positivamente valorizzata da Soldini da sembrare un personaggio a parte.

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Valeria Golino

Vita di Emma, vita di Teo

Emma vede i colori dei vestiti nelle vetrine, entra nei bar e dice “qui c’è un cane”, conosce le strade meglio di chi le percorre troppo in fretta, cura i dolori articolari del prossimo, gioca a baseball ed è una brava casalinga; Teo inganna, crea in modo rampante, non affronta il dolore e lo lascia sonnecchiare dentro, guarda il robot Orazio pulire casa sua, arriva in ritardo alle feste. Chi è il vero cieco? Soldini, su questo versante, non scava abbastanza. Lascia il pubblico al buio, è il caso di dire, a cercare la risposta. Patti (Arianna Scommegna) e Nadia (Laura Adriani) sono personaggi, bellissimi, funzionali alla ricerca: l’amica pazzerella e ipovedente e la diciottenne cieca e arrabbiata.

Soldini documentarista

Silvio Soldini ha girato, nel 2013, il documentario Per altri occhi sulla vita quotidiana di alcuni non vedenti e su Felice Tagliaferri, scultore non vedente, che il regista ha accompagnato in un workshop in India presso un istituto che integra normodotati e disabili. Insomma, conosce bene l’argomento.

Note a margine

Ho visto il film al Modernissimo di Cosenza. Sono entrata alle 22,30 sotto una pioggia settembrina profumatissima. Verso la fine del primo tempo ho provato un’irresistibile voglia di andare alla toilette senza accendere la torcia dell’iphone e ho sbattuto il ginocchio destro, già dolorante, a una poltrona azzurra. Tra qualche perplessità e molto buio intorno, ho accolto Emma e Tea nel mio immaginario filmico. E difficilmente li dimenticherò. 

Concetta Guido

 

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