Tornatore, la magia e i segreti del grande schermo

Incontro con Giuseppe Tornatore, ospite del Premio Padula di Acri. Il regista premio Oscar racconta i retroscena del suo cinema

Il Cinema Nuovo di Acri sembra il Nuovo Cinema Paradiso di Giancaldo, coi ragazzi a carpire i trucchi del mestiere di Giuseppe Tornatore, come il piccolo Totò faceva col proiezionista Alfredo. È un piacere osservare giovani menti cibarsi di un nutrimento ghiotto, perché ci si prende gusto a parlare con un regista che, da trent’anni a questa parte, è protagonista della cultura cinematografica italiana e internazionale. Per averne un’idea basta scorrere il lungo elenco di premi e riconoscimenti, a cominciare dall’Oscar per il film con l’attore-bambino Salvatore Cascio e con Philippe Noiret.

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Giuseppe Tornatore e Giovanna Taviani

Il lavoro degli studenti

Nuovo Cinema Paradiso è una delle pellicole che gli studenti delle scuole superiori del borgo in provincia di Cosenza hanno visto, insieme a La leggenda del pianista sull’oceano e La corrispondenza, il suo ultimo film (e forse il meno riuscito), prima di incontrare Tornatore. I ragazzi hanno anche partecipato a un seminario curato da Giovanna Taviani, documentarista e figlia del regista Vittorio. Perché ogni anno il Premio Vincenzo Padula, organizzato ai piedi della Sila dall’omonima fondazione e dal suo presidente Giuseppe Cristofaro, invita e premia scrittori e registi di spessore, coinvolgendo attivamente gli studenti del territorio.

Tornatore e la gioia della poesia

È così che degli studenti imparano ad amare la storia di un altro studente, affamato di cinema come di vita. Resiste al tempo il fascino di Nuovo cinema Paradiso e degli altri film di ambientazione siciliana, come L’uomo delle stelle e Baarìa. Sta nel raccontare le piccole, semplici cose di un mondo perduto con una delicatezza e quel misto di malinconia e ironia che rendono il racconto magico, poetico. Ma quando chiedo a Tornatore cosa considera poetico nella vita di tutti i giorni, vista la propensione lirica dei suoi film, si schermisce subito. “Io non so cosa sia poetico, non so se ci sia della poesia nei miei film e non è mia intenzione farla. Ma se quello che racconti nasce da intuizioni sincere, può darsi che i tuoi racconti possano instillare negli altri sensazioni piacevoli come la gioia della poesia”. Io l’ho provata quella gioia e ho amato i suoi film. Ho amato anche, e forse soprattutto, quelli considerati noir, La sconosciuta e La migliore offerta, e la loro rappresentazione intensa di dolori così laceranti da condurre a conseguenze estreme.

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Tornatore firma l’autografo a una studentessa

Tra realtà e immaginazione

In generale, amo respirare cultura, un balsamo per l’anima. Per cui, ascoltare le curiosità dei ragazzi e le risposte di Tornatore mi ripaga dell’ansia per il tragitto in auto da Cosenza ad Acri, dell’attacco di panico sfiorato sul viadotto della strada statale 660 e nelle curve a gomito e più o meno a strapiombo. E mentre penso che avrei potuto avere una particina ne La migliore offerta come terza fobica non protagonista, all’ombra dei due fobici protagonisti, ritorno alla realtà proprio quando Tornatore parla dell’importanza dell’immaginazione. “Viviamo in un mondo in cui lo spazio per l’immaginazione è sempre più piccolo. Dobbiamo riscoprire la disciplina del tempo, dobbiamo imparare di nuovo che ci sono cose nella nostra vita che hanno bisogno di più tempo, rispetto alla gestione del telefonino, ad esempio. Innanzitutto le persone e anche l’immaginazione”.

L’importanza delle storie

Nonostante la tecnologia sia sempre più presente nelle nostre vite, tanto da caratterizzare la relazione clandestina a distanza tra la giovane studentessa e l’attempato professore ne La corrispondenza, “non finirà mai la voglia di vedere film, anche se in futuro lo faremo in modo diverso, con nuove tecnologie”. Perché siamo le storie che raccontiamo e che scegliamo di farci raccontare. A volte può essere sempre la stessa storia, ma raccontata in modi diversi. Per esempio, “il ritorno di Totò in Sicilia rievoca volutamente il mito di Ulisse che ritorna ad Itaca. Molte opere, del resto, richiamano questo grande poema che affronta un tema fondamentale: il voler andare via e il voler ritornare”.

Tornatore con Enrica Bonaccorti, conduttrice della serata di premiazione e Clara Sanchez, premiata nella sezione Narrativa internazionale

La figura paterna

Un altro tema importante è il rapporto con la figura paterna che in alcuni film di Tornatore è assente. “Mi hanno fatto notare che alcuni protagonisti dei miei film sono orfani ma non è una cosa voluta. Io, al contrario, ho avuto una figura paterna molto presente e imponente. E comunque, nella prima stesura di Nuovo cinema Paradiso, Totò il papà ce l’aveva, poi il primo produttore a cui sottoposi la sceneggiatura mi fece notare che c’era un padre di troppo, perché Alfredo ha la stessa funzione. Così, nella seconda stesura, eliminai il papà naturale”.

Il ruolo della musica

E poi, a volte, ci sono personaggi che non si possono vedere ma solo ascoltare, come la musica di Ennio Morricone, che nei film di Tornatore ha una funzione per nulla accessoria o di accompagnamento. “Con Morricone abbiamo lavorato sulla musica già in fase di sceneggiatura, abbiamo discusso quali fossero nella storia gli elementi ai quali aggrapparsi per concepire i vari temi musicali e così si procede fino alla realizzazione di una partitura che io mi porto dietro fino a tutte le riprese del film”. Ma non è sempre così. “A volte, quando in un film c’è una sequenza che non funziona bene, ci sono registi che dicono: mettiamoci una bella musica. Ma questa cosa non funziona mai, è un po’ come quello che non si lava e cerca di nascondere la puzza col deodorante, è peggio”. Risate.

Tornatore e Carmine Abate, premiato nella sezione Narrativa

Lo spot per il Monte dei Paschi

L’ironia non gli manca. E nemmeno la coerenza. Quando chiedo a Tornatore se dirigerebbe di nuovo il video spot della Banca Monte dei Paschi di Siena, dopo le inchieste giudiziarie e la perdurante crisi che probabilmente porterà a un intervento il nuovo governo uscito dalle consultazioni, alza le spalle: “Certo, non vedo cosa ci sia di male”. Sarà. Io, comunque, non vedo l’ora di tornare al cinema per vedere il suo prossimo lavoro. “Sto scrivendo una nuova sceneggiatura, di più non posso dirle”. È la sua migliore offerta.

Simona Negrelli

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