Filumena è Filumena: intensa, emozionante e cinematografica

Filumena Marturano inaugura con successo la stagione del Teatro Auditorium dell’Unical. La regista Cavani si rifà alla tradizione filmica della commedia. La protagonista, Mariangela D’Abbraccio, ricorda la Loren

È sempre difficile confrontarsi con un classico del teatro del Novecento, con un’opera di grande successo di pubblico e di critica che sia anche abbastanza vicina nel tempo, e con cui si sono misurati mostri sacri della recitazione e della regia. Difficile non solo per i nuovi artisti che devono interpretare e dirigere, presumibilmente colti da un certo timore reverenziale, ma anche per il pubblico, che inevitabilmente sarà portato a paragonare il presente col passato. Un passato che, nel caso di un capolavoro come Filumena Marturano, assume il peso di una responsabilità. Che si sostiene, in genere, in due modi: entrando in punta di piedi, nel rispetto dei numi tutelari di quel passato glorioso, o con spavalderia e audacia, assumendosi notevoli licenze. Sceglie il rispetto della tradizione, ma quella cinematografica, la nuova versione della celebre commedia di Eduardo De Filippo che ha inaugurato con successo la nuova stagione del Teatro Auditorium dell’Università della Calabria.

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Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses

Diretta da Liliana Cavani e interpretata da Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses nei ruoli che furono di Titina De Filippo e dello stesso Eduardo, questa Filumena Marturano strizza l’occhio alle versioni cinematografiche della commedia. Il sipario si apre non nella stanza da pranzo ma nella camera da letto della protagonista. Un po’ come accadeva nel film del 1951, diretto dallo stesso Eduardo, in cui, dopo una breve carrellata sul panorama di Napoli, l’azione comincia con Filumena che si sveglia nel suo letto.

La Cavani abolisce anche la suddivisione in atti, prediligendo una narrazione più vicina a una sceneggiatura cinematografica, in cui le uniche pause sono dei veloci cambi di scena. Il cinema, del resto, è il suo mondo e sebbene avesse già diretto diverse opere liriche, è al suo debutto nel teatro di prosa. Sarà per questo che si concede poche libertà, lei che ha avuto spesso problemi di censura, che ha scandalizzato e stupito, innanzitutto per il suo film più conosciuto, Il portiere di notte, con quella disturbante relazione sado-masochistica tra un gerarca nazista e una prigioniera ebrea, ma anche per i suoi film, mal digeriti dalla Chiesa, su San Francesco D’Assisi, in cui il ruolo di protagonista fu affidato ad attori diventati da poco famosi per altri film-scandalo: Lou Castel (I pugni in tasca) e Mickey Rourke (Nove settimane e 1/2).

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Mariangela D’Abbraccio e Nunzia Schiano

Stavolta la Cavani resta fedele a Filumena Marturano, un personaggio che già dopo la prima rappresentazione del ‘46 mise d’accordo tutti, pubblico, critica e anche istituzioni. Fu rappresentata persino in Parlamento e in Vaticano, davanti al Papa. Perché ha tante sfaccettature Filumena, è l’ex prostituta che con un inganno riesce a farsi sposare dal suo amante, è la donna che grazie all’intelligenza riesce a rovesciare la propria condizione sociale, ma è anche e soprattutto la mamma, una specie di anti-Medea che decide di non abortire e che cresce di nascosto i suoi tre figli, covando in segreto ma con tenacia il sogno di una famiglia.

Mariangela D’Abbraccio, che negli anni Ottanta aveva già recitato nella commedia nei panni di Diana, la giovane amante di Domenico Soriano, è intensa ed emozionante, si attesta su un registro interpretativo più rabbioso che accorato, e ricorda la Filumena interpretata da Sophia Loren in Matrimonio all’italiana, la seconda versione cinematografica della commedia. Gleijeses è un Domenico Suriano consapevole del proprio fascino ma comunque contenuto, anche nel tono della voce. Spesso le battute dei personaggi sono sottolineate da piccoli gesti, scuotere i panni, aggiustare la tovaglia, spegnere le candele, un’altra piccola libertà che si è concessa la Cavani.

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Una scena di Filumena Marturano

Menzione speciale per Nunzia Schiano, nei panni di Rosalia, un’attrice di grande espressività sia mimica che vocale. Nel cast, insieme a Mimmo Mignemi, Ylenia Oliviero, Elisabetta Mirra, Agostino Pannone, Gregorio De Paola e Fabio Pappacena, anche Eduardo Scarpetta, discendente del grande commediografo e attore omonimo, nei panni del figlio idraulico.

Simona Negrelli

Le foto sono di Stefania Sammarro

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