Voltarelli omaggia Profazio e fa pace con la Calabria

A Peppe Voltarelli piacciono le sfide e chiunque lo capirebbe subito, già da come si veste. Poi capirebbe che gli piace mescolare sonorità e generi musicali così come gradisce gli accostamenti arditi in fatto d’abbigliamento. Quanti si sognerebbero di abbinare una camicia a stampe floreali con un pantalone gessato e delle scarpe di vernice? Lui li indossa come se fossero l’insieme più naturale del mondo quando ql Castello svevo di Cosenza presenta il suo ultimo lavoro, un cofanetto che contiene un libro e un cd, appena uscito in libreria edito da Squilibri Editore, in cui reinterpreta in maniera intensa e ironica dieci brani del cantastorie Otello Profazio.

Voltarelli omaggia Profazio

Voltarelli presenta a Cosenza l’ultimo lavoro

Voltarelli canta Profazio è il titolo della nuova sfida, che se da un lato appare come un ritorno alle radici della musica popolare calabrese, dall’altro rivela il desiderio di restituire dignità culturale a una tradizione che più che folk viene considerata folkloristica. Lo dice pure Voltarelli che “la canzone calabrese era considerata quella delle sagre”. Diciamolo, tamarra. “Volevo ridare a questi testi la loro qualità – aggiunge il cantautore – e fare una confezione accattivante che sottolineasse il valore di questo artista e gli desse un appeal di modernità”.

Un’operazione simile ha fatto Capossela con “Canzoni della Cupa”, un doppio album con 29 canzoni, tra cui alcune  tradizionali del foggiano Matteo Salvatore, qualcuna anche di Profazio, riarrangiate e tradotte in italiano. Voltarelli sceglie la strada dell’omaggio tout court, mantenendo intatto il dialetto, quasi come se ci fosse un debito da saldare con le proprie origini. “Non potevo vivere senza aver fatto pace con la mia terra da cui sono scappato” spiega questo bluesman di periferia, questo folk-rocker ed ex punk “jonico e bolognese – come lo definisce il giornalista Gianluca Veltri – che ha sempre cantato un calabrese incazzato, portando spesso il peso inaudito di questa calabresità”.

Un po’ come quando in gioventù si rinnega la propria madre per poi riconciliarsi con lei in età matura. La madre, per Voltarelli, è un paesino di nome Mirto Crosia sulla costa jonica cosentina. Il luogo delle prime esperienze musicali giovanili. Poi il trasferimento a Bologna e il lavoro di sperimentazione, dapprima come cantante de Il Parto delle nuvole pesanti, dal 2005 come solista, collaborando con moltissimi artisti e dedicandosi anche alla scrittura e alla recitazione. Nel 2010 Ultima notte a Mala Strana vince la Targa Tenco come miglior album in dialetto.

“Non sono mai stato un seguace di Otello né un conoscitore della musica popolare calabrese ma una sera, a Berlino, era da poco morto Mino Reitano, un amico mi disse: “Ora siete rimasti solo tu e Profazio”. E a 40 anni passati mi sono detto che dovevo conoscere questa persona e da allora è iniziato questo percorso di avvicinamento”. Un percorso che l’ha portato a incontrarlo, ad ascoltare le sue canzoni e a sceglierne dieci, tra cui la struggente Amuri Amuri, dalla colonna sonora che il cantastorie aveva composto per il film L’amante di Gramigna (1968) di Carlo Lizzani, con Gian Maria Volonté e Stefania Sandrelli, e Qua si campa d’aria, il brano che dà il titolo all’album che ha venduto oltre un milione di copie, facendo vincere a Profazio il disco d’oro. La versione di Voltarelli è accompagnata da un godibilissimo videoclip girato da Giacomo Triglia, videomaker cosentino molto apprezzato dai cantautori italiani (Afterhours, Finardi, Michielin, Brunori).

Voltarelli canta Profazio

La copertina del cofanetto

Nel cd Voltarelli canta insieme a Lucia Consolino e suona con Carlo Muratori (anche produttore artistico e arrangiatore), Marco Carnemolla e Peppe Di Mauro. Nel libro ci sono un racconto dello stesso Voltarelli, saggi di Domenico Ferraro, Laura Lombardi e Carlo Muratori e una spigolatura dei giudizi espressi sull’opera di Otello Profazio da alcuni scrittori che si dedicarono alla narrazione del sud come Ignazio ButtittaCarlo Levi,  Antonino UccelloSaverio Strati, mentre la copertina del cofanetto è stata realizzata da Anna e Rosaria Corcione, in omaggio alla tecnica del décollage di Mimmo Rotella.

Un lavoro che “da Roma in su è stato accolto benissimo, meno in Calabria”, dice Giampaolo Calabrese, manager di spettacolo e titolare della Svevo srl, la società che gestisce le attività culturali all’interno del castello bruzio. In ogni caso un lavoro “non commerciale ma frutto di un’urgenza”, dice il giornalista Pier Paolo De Salvo. Perché “quando la Calabria si racconta a distanza si racconta meglio”, aggiunge Pino Sassano, titolare della libreria Mondadori di Cosenza.

Simona Negrelli

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